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Il pentito parla anche di Mulè e Molteni, è scontro al Senato

di Corriere Roma
09/04/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti
Il pentito parla anche di Mulè e Molteni, è scontro al Senato

Dopo le polemiche per la pubblicazione del selfie di Giorgia Meloni e Gioacchino Amico, le rivelazioni del presunto referente del clan senese continuano a surriscaldare il clima politico. Il Fatto Quotidiano parla dell’indagine Hydra, condotta dalla Procura di Milano, che punterebbe a far luce sulla supposta “rete politica” del pentito.
E, partendo da quanto intercettato o dichiarato da quest’ultimo, tira in ballo diversi politici: da Giorgio Mulè (FI) a Nicola Molteni (Lega) fino alle parlamentari di FdI Paola Frassinetti e Carmela Bucalo. Di loro, chi interviene lo fa per escludere di aver avuto rapporti con Amico: l’azzurro parla di “fango”, la meloniana Bucalo di “calunnie”, il leghista si riserva di adire le vie legali. Intanto, lo scontro deflagra al Senato, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione, dopo la richiesta di chiarimenti al sottosegretario agli Interni Molteni da parte del Pd.     Le scintille iniziano nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, quando il dem Marco Meloni chiede conto allo stesso Molteni dell’articolo del Fatto. Parole che creano il caos, innescando un durissimo botta e risposta. “Mi sono limitato a porre una domanda” e “sono stato oggetto di insulti e contumelie varie da parte di senatrici e senatori della maggioranza. Persino la minaccia di tirarmi addosso un fascicolo di emendamenti – racconta il dem Meloni – Un insulto irriferibile mi è arrivato anche dallo stesso sottosegretario”.     Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) riferisce una frase che, invece, avrebbe pronunciato il dem Meloni lasciandolo “esterrefatto”, ovvero “che ‘il governo va a braccetto con i mafiosi’. Chiaramente i colleghi della maggioranza hanno reagito…”. “Accuse infamanti”, sbottano i senatori della Lega. In mattinata Molteni aveva dichiarato di non aver “mai intrattenuto qualunque tipo di rapporto” con Gioacchino Amico.     FI si stringe attorno a Mulè, che – da parte sua – ricostruisce così la vicenda: c’è “un’intercettazione risalente al 1 marzo 2021 in cui un mafioso di nome Gioacchino Amico dopo la mia nomina a sottosegretario alla Difesa” avrebbe detto “a un suo interlocutore di conoscermi e di aver ‘parlato’ con me”. “Il contenuto di questa intercettazione è rimasto per un lustro nei cassetti della Procura di Milano perché evidentemente era irrilevante”.     Intanto negli atti del processo milanese, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte – tra gli altri – Amico, Bucalo e Frassinetti e due collaboratrici (tutte non indagate). Intercettati, scrivono gli investigatori, “contatti telefonici e documentati alcuni incontri” funzionali “a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse”.     I pm romani hanno acceso i riflettori sulla società ‘Le 5 Forchette’ di cui ha detenuto una quota l’ormai ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Il quale, oggi, viene citato nuovamente dalla moglie di Mauro Caroccia (indagato insieme alla figlia Miriam per riciclaggio e intestazione fittizia di beni): “Per noi Delmastro è stata come una manna dal cielo, ci ha fatto uscire dal baratro in cui eravamo finiti per la grave situazione economica in cui ci trovavamo”, avrebbe ribadito la donna agli inquirenti.   

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