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Meloni mai così dura con Israele, in Parlamento per il rilancio

di Corriere Roma
09/04/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
Meloni mai così dura con Israele, in Parlamento per il rilancio

Mai era stata così dura. In due giorni Giorgia Meloni ha marcato la distanza dalle minacce di Donald Trump all’Iran, e dalla scelta di Israele di proseguire gli attacchi in Libano, denunciando anche “azioni irresponsabili” come quelle nei confronti di un convoglio Unifil italiano. Il tutto alla vigilia dell’informativa al Parlamento, a poco più di due settimane dalla debacle referendaria. Per la prima volta si presenta alla Camera (alle 9) e al Senato (alle 13) dopo una sconfitta, e nel suo discorso si annunciano centrali i temi di politica estera.
    Non sorvolerà su referendum e riforma della giustizia, e parlerà di sicurezza e lavoro, i due dossier su cui la premier punta per rilanciare l’esecutivo verso il traguardo della fine legislatura e del record di longevità.     Meloni nelle ultime 48 ore ha limato l’intervento con il suo staff, meditato a lungo in questi giorni in cui ha voluto rimarcare come l’esecutivo non si è mai fermato (un nuovo Cdm è in programma nel pomeriggio, sull’emergenza per la frana in Molise). Si prosegue in continuità, per la premier non si apre una “fase 2”. Questa “informativa sull’azione del governo” dovrebbe durare un’ora e ogni parola sarà pesata per delineare la postura dell’esecutivo anche sul fronte geopolitico. Senza rinnegare le alleanze storiche con Usa e Israele ma rivendicando che, quando non è d’accordo, l’Italia lo dice. In maniera meno esplicita la premier lo ha fatto con Trump. Più decisa nei confronti del governo di Benjamin Netanyahu: dieci giorni fa per il caso Pizzaballa e ora stigmatizzando l’ondata di attacchi in Libano. Una reazione dura perché, nonostante le rassicurazioni che non sarebbe più successo, per la terza volta sono stati colpiti caschi blu italiani. Concetti ribaditi anche nelle interlocuzioni tra Roma e Washington.     Il cambio di passo si può intuire anche dal fatto che tra i meloniani viene commentato con qualche imbarazzo l’endorsement del vicepresidente Usa JD Vance. Da Budapest, il n.2 di Trump si è detto deluso “da molta leadership politica europea, che non sembra davvero interessata a risolvere” la guerra in Ucraina, rimarcando che gli Usa hanno “avuto aiuto da alcuni partner: Meloni è stata molto utile, come alcune capitali europee, almeno dietro le quinte. Ma il più utile è stato Orban, perché ci ha spinto a comprendere entrambe le parti”.
    I risvolti del conflitto sono in cima alle preoccupazioni di Palazzo Chigi, anche se misure emergenziali non sono all’ordine del giorno. Il cessate il fuoco “è una buona notizia per la popolazione dell’Iran, dei paesi del Golfo, e quella israeliana. E anche per la nostra economia”, ha sottolineato Antonio Tajani in Aula alla Camera. Intanto in Transatlantico da FI filtrava una certa freddezza per i toni usati in questi giorni dal ministro della Difesa Guido Crosetto.     Il caso Piantedosi è retrocesso fra i temi di discussione fra i parlamentari – quello dei sottosegretari da nominare è più popolare -, anche se più d’uno ancora si domanda se sia definitivamente archiviato. Nel discorso di Meloni potrebbe essere rievocato anche il caso del selfie con Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese, “fango nel ventilatore”, come lo ha già definito.     Dopo l’informativa, a intervenire per FdI dovrebbe essere Giovanni Donzelli, fedelissimo della premier. Lo faranno anche i leader delle opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Matteo Renzi, secondo cui Meloni “proverà a buttarla sulla politica estera. Del resto per lei le conseguenze politiche del referendum si esauriscono nelle dimissioni di Daniela Santanchè e questo le basta”. I dem si aspettano un colpo a sorpresa di Meloni, su politica interna o estera ma, a prescindere da questo, insistono sul suo “fallimento”: “Il bilancio è chiaro ed è negativo, parlano i numeri”. Elly Schlein già la incalza sulle parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che auspica “un debito pubblico europeo per sostenere le nostre imprese”. “Fin qui – attacca la leader del Pd – Meloni è stata inspiegabilmente rinunciataria, forse perché Trump e Orban sono fortemente contrari, ma adesso è il momento di scegliere l’Italia e l’Europa, non gli amici e l’ideologia”.   

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