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Muro contro muro tra Roma e Madrid, Schengen resta bloccato

di Corriere Roma
01/09/2026
in Cronaca Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Muro contro muro tra Roma e Madrid, Schengen resta bloccato

Nessuna riapertura di Schengen per il momento, anzi, va in scena lo stesso copione di un mese fa. Lo scontro a distanza tra Italia e Spagna, dovuta all’ondata migratoria di Ceuta, prosegue a colpi di proroghe sui controlli alle frontiere anche se i toni sono meno aspri.

Per approfondire Agenzia ANSA Scontri fra migranti a Ceuta, la polizia spara in aria per disperdere la ressa Sanchez attacca le ‘fake news’ di Mosca e Israele. La replica: ‘Mente

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiama al telefono il collega iberico, Fernando Grande-Marlaska, e annuncia che va avanti: la sospensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone – già scattata lo scorso primo agosto – durerà per altri quindici giorni. E come già accaduto in passato, Madrid risponde poco dopo con la stessa moneta: la Spagna a sua volta prolunga per due settimane “per reciprocità” i controlli frontalieri dei passeggeri provenienti dall’Italia: un provvedimento partito per la prima volta lo scorso 8 agosto.

Gli ultimi sviluppi non colgono di sorpresa Bruxelles, dove la mossa di Roma viene letta nella logica finora adottata dall’esecutivo Meloni. La speranza, però, è che le schermaglie a colpi di proroghe finiscano al più presto. Intanto, sulle motivazioni e sulla proporzionalità della misura presa dal governo italiano un mese fa è in corso un ‘assessment’ da parte della Commissione europea. Che tuttavia non è tenuta a comunicare l’esito della valutazione al singolo Paese né a renderlo pubblico. L’ultima risorsa a disposizione di Palazzo Berlaymont sarebbe quella di aprire una procedura d’infrazione, ma tra i corridoi della capitale non tira aria di decisioni drastiche o di improvvisi colpi di scena. A spiegare le ragioni della proroga è Piantedosi, secondo il quale l’Italia ha preso “una decisione motivata dal fatto che c’è una valutazione fatta dagli specialisti che si riuniscono nel Comitato di analisi della sicurezza delle frontiere”: secondo fonti del governo, a Ceuta ci sarebbero ancora tra i cinque e i diecimila migranti.

SCATTIDELGIORNO

E il Viminale sottolinea: “Abbiamo limitato la proroga a quindici giorni perché se da una parte l’analisi indica che permangano le motivazioni per cui è stata iniziata questa misura, d’altra parte sicuramente è apprezzabile lo sforzo che sta facendo il governo spagnolo, insieme all’Unione Europea, per superare la situazione che si è creata”. Piantedosi confida quindi che questa proroga “possa essere l’ultima perché significherebbe che si vada verso una normalizzazione della situazione”, dicendosi disponibile “a ogni forma di collaborazione con la Spagna e con l’Unione Europea”. La misura adottata nell’ultimo mese dall’Italia ha portato, dal primo agosto, a trentuno provvedimenti di respingimento alla frontiera, tra i quali otto nei confronti di cittadini marocchini: ma per nessuno di questi è possibile stabilire se siano provenienti da Ceuta, a causa delle difficoltà di identificazione dei migranti giunti nell’exclave spagnola. In generale, quasi cinquecentomila persone sono state controllate attraverso la consultazione delle ‘liste passeggeri’ mentre oltre centottantamila, provenienti dalla Spagna, sono state identificate al momento in cui stavano facendo ingresso in Italia. Sono state sei le persone arrestate. La crisi a Ceuta intanto prosegue con scontri tra migranti e la polizia intervenuta sparando in aria colpi di arma da fuoco a scopo dissuasorio.

Sulla situazione, che imperversa ormai da un mese, interviene ancora il premier spagnolo, Pedro Sanchez: “Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna, dando a intendere che se si entrava a nuoto in questa città autonoma, era impossibile il respingimento alla frontiera, cosa che non è vera”, ha detto Sanchez spiegando che “tra il 30 e il 31 luglio sono entrati a Ceuta intorno alle settantamila persone, delle quali nove su dieci tornate in Marocco. Resterebbero cinquemila persone, delle quali 1.500 minorenni”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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