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Uccisa nel 2008, la Cassazione annulla la sentenza di condanna per il compagno

di Corriere Roma
23/05/2026
in Cronaca Italiana
Tempo di lettura: 1 minuti
Uccisa nel 2008, la Cassazione annulla la sentenza di condanna per il compagno

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado a carico di Paolo Calligaris, che a marzo 2025 era stato condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia a 16 anni di reclusione per la morte della compagna Tatiana Tulissi, uccisa a colpi di pistola a Manzano (Udine) l’11 novembre 2008. Lo rendono noto gli avvocati difensori di Calligaris, Rino Battocletti, Alessandro Gamberini e Cristina Salon.

I giudici della Suprema Corte hanno annullato la sentenza d’appello senza rinvio perché l’imputato “non ha commesso il fatto”. Per l’imprenditore Paolo Calligaris si tratta della settima sentenza in una vicenda rocessuale complessa e nella quale si è sempre proclamato innocente. L’11 novembre Tulissi, 37 anni, era rientrata da poco dal lavoro di impiegata in un’azienda di Percoto (Udine) e stava prendendo della legna da ardere nel giardino della villa dove viveva assieme a Calligaris. Fu dapprima tramortita con un corpo contundente al capo e poi uccisa con tre colpi di pistola calibro 38, arma mai trovata. L’iter processuale, fortemente indiziario, a carico di Calligaris cominciò a Udine, dove nel 2019 fu condannato in udienza preliminare. Due anni dopo fu assolto dalla Corte d’Assise d’Appello di Trieste con la formula “perché il fatto non sussiste”. La sentenza venne definita “coraggiosa” dalla difesa di Calligaris, ma nel 2022 venne annullata per decisione della Cassazione, che rinviò il processo all’Assise d’Appello di Venezia, che il 20 dicembre 2023 confermò i 16 anni di reclusione. La difesa ricorse nuovamente in Cassazione e il 13 settembre 2024 la sezione presieduta da Rossella Catena annullò ancora una volta la decisione di secondo grado, rinviando il processo davanti a un’altra sezione dell’Assise d’Appello di Venezia, la quale a marzo 2025 condannò l’uomo a 16 anni di reclusione.   

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