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Export Usa: country of origin cruciale per evitare stangata doganale

di Corriere Roma
10/11/2025
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti

L’ampio divario tra i dazi applicati dagli Stati Uniti alle importazioni provenienti dalla Cina rispetto a quelle dall’Europa rende oggi più che mai cruciale per i produttori italiani prestare massima attenzione alla determinazione del country of origin delle proprie merci. Un utilizzo non strategico di componenti o parti di provenienza cinese nella produzione può, infatti, comportare la riclassificazione del Paese d’origine da “Italia” a “Cina” in sede di importazione negli USA, con conseguenze economiche estremamente pesanti.
“Un eventuale country of origin diverso da Italia o Europa — in particolare “Cina” — espone i produttori italiani a un aumento esponenziale dei costi doganali e al rischio di perdita di competitività sul mercato statunitense. Diventa quindi strategico per le aziende – spiega Lucio Miranda, presidente di ExportUSA –  strutturare correttamente la propria catena produttiva e documentare in modo accurato ogni fase del processo, per poter dimostrare alla dogana USA la reale trasformazione sostanziale dei beni. Tengo a specificare che il prezzo della parte della componente di origine cinese non è il fattore determinante: è uno dei tanti fattori, ma non è quello determinante. Il semplice assemblaggio, poi, non equivale mai a substantial transformation” .

I dazi USA sulle importazioni da Europa e Cina
Attualmente, i dazi USA sulle importazioni dall’Europa sono del 15%, mentre quelli applicati ai prodotti provenienti dalla Cina — in vigore sin dal 2018 ai sensi della Section 301 tariffs on Chinese imports —  arrivano al 50%. A partire dal primo novembre 2025, è inoltre previsto un ulteriore incremento dei dazi del 34%, con la possibilità di un aumento aggiuntivo fino al 100% per determinate categorie merceologiche. Secondo ExportUSA, Per un produttore italiano colpito da una riclassificazione doganale, l’impatto economico sarebbe quindi catastrofico.
Il principio della substantial transformation
La dogana americana utilizza, infatti, il principio della substantial transformation per stabilire il Paese d’origine doganale di un prodotto. Non esiste un criterio unico e automatico: la valutazione avviene caso per caso, analizzando la struttura e la complessità del processo produttivo. Quando un prodotto italiano contiene parti o componenti di origine cinese, la dogana USA valuta se le lavorazioni svolte in Italia siano “significative o complesse” oppure solo “minimali o semplici”. Solo nel primo caso si potrà mantenere come Paese d’origine l’Italia.
I principali fattori valutati dalla dogana americana
Per decidere se un’operazione produttiva costituisca una trasformazione sostanziale, vengono analizzati diversi elementi qualitativi, tra cui: numero dei componenti assemblati, numero e varietà delle operazioni eseguite, durata complessiva del processo produttivo, livello di competenza tecnica richiesta, risorse impiegate nella progettazione e nello sviluppo del prodotto.  Non è quindi il solo valore dei componenti cinesi a determinare l’origine doganale, ma l’insieme del processo industriale.

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