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Home Economia Italiana

Le città più care d’Italia, aumento di spesa da 1.100 euro per l’inflazione

di Corriere Roma
17/05/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Le città più care d’Italia, aumento di spesa da 1.100 euro per l’inflazione

L’Istat ha reso noti oggi i dati territoriali dell’inflazione di aprile, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. A guidare la graduatoria è Bolzano, con una stangata da oltre 1.100 euro annui, mentre al Sud si registrano i livelli di inflazione più elevati del Paese.

Quali città sono le più costose
Al primo posto si colloca Bolzano, dove l’inflazione del 3,4% si traduce in una spesa aggiuntiva annua di 1.128 euro a famiglia. Medaglia d’argento per Rimini, che con un’aumento del 3,6% (terza più alta del Paese) registra un incremento pari a 991 euro. Sul gradino più basso del podio si colloca Udine (+3,4%, +955 euro).
Di seguito, le prime 10 città italiane più costose:

Città
Rincaro annuo per famiglia (in euro)
Inflazione annua di aprile

Bolzano
1128
3,4

Rimini
991
3,6

Udine
955
3,4

Roma
953
3,4

Verona
937
3,4

Pistoia
920
3,4

Lucca
893
3,3

Pordenone
871
3,1

Belluno
860
3,3

Vicenza
855
3,1

Le città più virtuose
All’estremo opposto della graduatoria c’è Brindisi, che si aggiudica il gradino più alto come città meno cara, con un’inflazione del +2,2% e un aggravio di soli 434 euro annui a famiglia. Al secondo posto sale Cuneo (+1,9%, +478 euro), seguita da Potenza (+2,2%, +485 euro). La maggior parte delle città nelle prime posizioni sono del Meridione.
Di seguito, le prime 10 città italiane meno costose:

Città
Rincaro annuo per famiglia (in euro)
Inflazione annua di aprile

Brindisi
434
2,2

Cuneo
478
1,9

Potenza
485
2,2

Trapani
486
2,1

Campobasso
496
2,1

Bari
506
2,5

Ancona
520
2,2

Milano
522
1,7

Novara
528
2,1

Benevento
530
2,4

L’inflazione ad aprile
Ad aprile 2026 l’inflazione annua ha raggiunto il 2,7%, un livello che non si registrava dal settembre 2023, mentre su base mensile i prezzi sono saliti dell’1,1%, il dato più alto dall’ottobre 2022.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, afferma:
Un rialzo shock. L’Effetto Iran sta producendo effetti devastanti come quelli già visti in occasione del precedente conflitto del 2022. Il blocco di Hormuz sta determinando una vera e propria stangata e più proseguirà e peggio sarà.
A trainare il rialzo sono stati soprattutto i comparti dell’energetico ed alimentare, entrambi sotto la spinta di quello che gli analisti chiamano “Effetto Iran“. Gli energetici non regolamentati sono passati da -2,0% a +9,6% su base annua, quelli regolamentati da -1,6% a +5,3%, mentre gli alimentari non lavorati hanno accelerato dal +4,7% al +5,9%.
Secondo un’analisi del Codacons, un’inflazione al 2,7% equivale a una stangata media di 893 euro annui per la famiglia tipo, che sale a 1.233 euro per un nucleo con due figli. Sommando tutte le famiglie italiane, il conto complessivo raggiunge i 23 miliardi di euro su base annua. Tra le voci più colpite, spicca il rincaro degli ortaggi freschi (+21,5% annuo), del gas (+11,8%), dell’elettricità sul mercato libero (+8,2%) e dei combustibili liquidi, aumentati addirittura del 38,1%.

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