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Patrimonio all’estero degli italiani, 225 miliardi di euro tra case e azioni

di Corriere Roma
04/05/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Patrimonio all’estero degli italiani, 225 miliardi di euro tra case e azioni

I dati delle ultime dichiarazioni dei redditi hanno mostrato che il patrimonio che i contribuenti italiani possiedono all’estero sta aumentando. Su questo tipo di patrimonio, che è per lo più legato a immobili o attività finanziarie, si pagano tasse specifiche. Aliquote piccole in percentuale, ma che consentono di tracciare in maniera esatta l’evoluzione di quanto gli italiani investano fuori dai confini nazionali.
La cifra totale si aggira attorno ai 225 miliardi di euro, in forte aumento rispetto ai dati precedenti. A spingere la crescita sono le attività finanziarie, un segnale sulle abitudini di investimento dei capitali degli italiani.

Di quanto è aumentato il patrimonio all’estero degli italiani
I dati sul patrimonio che i contribuenti italiani possiedono all’estero arrivano dalle dichiarazioni dei redditi del 2025 e dalle analisi che  il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato basandosi su quei dati. Si tratta quindi di cifre relativamente poco aggiornate, che fanno riferimento a una situazione che si è evoluta durante il corso di tutto il 2024. Si tratta però di un ritardo fisiologico, presente in tutti i dati che dipendono dalle dichiarazioni dei redditi.
Nel 2024, quindi, il patrimonio all’estero degli italiani è passato da 212 a 225 miliardi di euro, aumentando di 13 miliardi di euro o del 6% circa. Le voci più importanti di questi dati sono:

le unità immobiliari, che si sono mantenute attorno a un valore di 34 miliardi di euro;
le attività finanziarie, come azioni e obbligazioni, che sono passate da 178 a 191 miliardi di euro.

L’aumento delle tasse sugli immobili all’estero
Come detto, esistono due tasse specifiche per questo tipo di patrimoni. Si tratta dell’Ivie (imposta sul valore degli immobili all’estero), e dall’Ivafe (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero). Non sono imposte particolarmente alte: l’Ivafe ad esempio è dello 0,2%, ma permettono di tracciare con esattezza tutti i patrimoni che gli italiani hanno all’estero.
Gli introiti provenienti da entrambe queste tasse sono nettamente aumentati nel 2024. Per l’Ivafe è l’effetto dell’aumento di valore delle attività finanziarie possedute da contribuenti italiani all’estero. Per l’Ivie, invece, si tratta della conseguenza di una modifica normativa. Questa imposta è infatti passata, di base, dallo 0,76% del valore dell’immobile all’1,06%. Il ricavato totale di entrambe le tasse ammonta a 254 milioni di euro, divisi in:

149,8 milioni di euro versati per l’Ivie;
104 milioni di euro versati per l’Ivafe.

Perché gli italiani investono all’estero
L’aumento del patrimonio finanziario all’estero dei contribuenti italiani è conseguenza anche di un aumento del numero di contribuenti che hanno iniziato a investire all’estero, che è passato dai 332.600 del 2023 ai 368.400 del 2024. Questi dati, insieme, mostrano una tendenza chiara: gli italiani stanno investendo sempre di più all’estero.
Le ragioni possono essere varie, ma una spicca su tutte. Nel 2024, l’indice Ftse Mib della Borsa di Milano è cresciuto del 12,4%. Nello stesso anno, gli indici esteri hanno registrato:

S&P 500 (Usa) +26,86%;
Nasdaq (Usa) +35%;
Msci World (Indice globale) +19%;
Dax (Germania) +18,8%.

La Borsa italiana è quindi cresciuta molto meno rispetto a diversi altri indici mondiali. Questo potrebbe aver spinto gli investitori verso l’estero, per cercare rendite maggiori. Si tratta di un problema conosciuto in Europa, dovuto soprattutto al fatto che non c’è un’unione del mercato dei capitali, che permetterebbe ai risparmiatori di avere accesso semplice a tutte le Borse dell’Ue, sbloccando miliardi in capitali.

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