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Rating sovrani, S&P: outlook contrastante nel 2026

di Corriere Roma
05/02/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Pubblicato: 4 Febbraio 2026 18:35

Gli outlook positivi sugli emittenti sovrani europei sviluppati superano quelli negativi con un rapporto di 2 a 1, riflettendo le azioni di rating di S&P su economie per lo più di piccole dimensioni, precedentemente sottoposte a programmi, che hanno sovraperformato quelle più grandi in termini di performance di bilancio e crescita. E’ quanto emerge dal report di S&P Global Ratings che approfondisce l’Outlook sui rating sovrani nei mercati europei sviluppati per il 2026.

Rating sovrani
La resilienza del settore privato italiano agli shock esterni, in un contesto di miglioramento del quadro fiscale, ha portato S&P a rivedere a positivo l’outlook sul rating sovrano di lungo termine ‘BBB+’ il 30 gennaio 2026. Fatta eccezione per Croazia, Cipro, Irlanda e Italia, S&P vede un limitato potenziale di miglioramento dei rating per gli emittenti sovrani europei sviluppati nel 2026, in particolare per quelli di maggiori dimensioni, a causa dei rischi fiscali e delle incertezze geopolitiche.
Una tendenza positiva ma poco visibile in molte economie sviluppate, sia all’interno sia all’esterno dell’Europa, è stata la forte riduzione dei livelli di indebitamento delle famiglie e delle imprese, che ha portato a bilanci più solidi a fronte della crescente incertezza economica globale. Nel tempo, i governi esploreranno modalità per intercettare una quota maggiore della ricchezza privata al fine di ridurre il debito pubblico.
outlook  S&P
Per quanto riguarda la gestione delle finanze pubbliche, non esiste un sostituto della crescita economica per contribuire a ridurre il rapporto debito/PIL (sebbene anche una fase di inflazione post-pandemica abbia svolto questo ruolo). Sebbene l’UE voglia valorizzare il potenziale di crescita del mercato unico, la realtà è che le regolamentazioni in materia di lavoro, licenze nei servizi e requisiti notarili sono determinate a livello nazionale, dove i regolatori restano avversi alle fusioni transfrontaliere e alla convergenza giuridica.

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