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Taglio dei tassi Bce rimandato, rimangono al 2%: cosa succede a dicembre

di Corriere Roma
31/10/2025
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Taglio dei tassi Bce rimandato, rimangono al 2%: cosa succede a dicembre

La Banca centrale europea (Bce) ha congelato i principali tassi di interesse. Durante la riunione tenutasi a Firenze, è arrivata la decisione di fissare i tassi sui depositi al 2%, il tasso sui rifinanziamenti al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.
La Bce, attraverso la nota ufficiale, fa sapere che l’economia ha continuato a crescere malgrado il difficile contesto mondiale. Allo stesso tempo, e qui la nota dolente, le prospettive restano incerte, soprattutto a causa delle attuali controversie commerciali e delle tensioni geopolitiche globali. Così la necessità, secondo il Consiglio direttivo, di assicurare che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2% a medio termine.

Tassi ancora invariati
Il Consiglio direttivo della Bce si è riunito nella giornata di giovedì a Firenze, invece che nella consueta sede di Francoforte. In questa occasione sono state prese decisioni sui tassi e sull’euro digitale.
Gli esperti non si dicono sorpresi dal fatto che la Bce abbia confermato il congelamento dei tre principali tassi di riferimento. È la terza volta consecutiva che l’istituto decide di mantenerli invariati, mentre l’inflazione resta prossima all’obiettivo del 2% a medio termine.
I tre tassi restano quindi fermi a:

2% per i depositi;
2,15% sui rifinanziamenti principali;
2,40% sui prestiti marginali.

Bce prudente: i motivi della decisione
Non è ancora il momento di ridurre il costo del denaro. Il motivo principale resta l’inflazione: nell’Eurozona è prossima al 2%, ma l’ultimo dato ha mostrato un leggero aumento. I prezzi al consumo sono saliti del 2,2% su base annua (dato di settembre), rispetto al 2,1% di agosto e al 2% di luglio. Anche l’inflazione di fondo è cresciuta, attestandosi al 2,4% per beni alimentari ed energia a settembre, dopo il 2,3% di agosto.
Nonostante ciò, le pressioni derivanti dai dazi statunitensi, dalla guerra in Ucraina e dalla situazione geopolitica globale, i vertici della Bce e la presidente Christine Lagarde hanno dichiarato che la politica monetaria europea resta in una posizione solida. Al momento, infatti, i dazi Usa hanno avuto un impatto limitato su inflazione e crescita.
Pur in presenza di bilanci privati solidi e di un’economia ancora in espansione, la Bce mantiene un approccio prudente. Nella nota pubblicata dopo la riunione si legge che le prospettive restano “ancora troppo incerte”:
Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, adottando decisioni riunione per riunione.
Il calendario Bce: la riunione del 18 dicembre
La prossima riunione è fissata per il 18 dicembre 2025. Sarà un Consiglio direttivo di rilievo, poiché verranno diffuse le nuove previsioni macroeconomiche, estese per la prima volta fino al 2028.
Secondo Luke Copley, Fixed income client portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, sarà interessante osservare quanto accadrà nel 2026. Le prospettive, spiega, puntano verso una possibile riduzione, e non un aumento, dei tassi.
Tutto dipenderà da un contesto economico più debole e da un possibile rafforzamento dell’euro nella seconda metà del 2026, con prezzi in ulteriore calo. Questo scenario offrirebbe alla Bce un margine di manovra per ridurre i tassi.
Anche altri investitori e banchieri centrali condividono un’analisi prudente: l’economia europea mostra segnali di stagnazione, pur senza rischi immediati di collasso. Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, potrebbero contribuire a migliorare il quadro macroeconomico anche gli interventi sugli appalti pubblici promossi da Mario Draghi, parte delle riforme strutturali europee.

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