• Chi Siamo
  • Contatti
  • Privacy Policy
Corriere Roma
  • Prima Pagina
  • Cronaca
  • Regionali
  • Economia
  • Economia Estera
  • Politica
  • Tecnologia
  • Sport
Corriere Roma
Home Economia Italiana

Volkswagen vende la divisione diesel e prepara il taglio di 100 mila posti di lavoro

di Corriere Roma
27/06/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Volkswagen vende la divisione diesel e prepara il taglio di 100 mila posti di lavoro

Il possibile taglio di 100.000 posti di lavoro e la vendita del 51% delle quote di Everllence racconta molto più della crisi di Volkswagen. C’è in ballo la ristrutturazione del gruppo di Wolfsburg messo a dura prova dalla concorrenza cinese,  dagli investimenti nell’elettrico e il rallentamento del mercato europeo.
La riduzione del personale e la cessione di una parte dell’azienda, però, potrebbero indicare qualcosa di diverso da una catastrofe industriale.

Volkswagen non vende i motori diesel delle auto
L’azienda ha invece deciso di cedere il 51% di Everllence, ex Man Energy Solutions, al fondo americano Bain Capital, mantenendo il restante 49%. L’operazione vale circa 7,4 miliardi di euro. La sezione succitata si occupa della produzione di grandi motori diesel per il settore navale, impianti per la produzione di energia, turbine, compressori e sistemi utilizzati anche nei data center.
Per questo parlare di vendita della divisione diesel è fuorviante.
Perché vendere una parte di azienda in salute?
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante. Everllence non è una società in difficoltà. Conta circa 16.000 dipendenti, sviluppa quasi 5 miliardi di euro di ricavi ed è uno dei principali produttori mondiali di grandi motori industriali.
Il consiglio direttivo di Volkswagen potrebbe aver deciso di capitalizzare per reinvestire in modo diverso sull’automotive traduzionale, che richiederà risorse sempre maggiori nei prossimi anni tra elettrificazione, software e digitalizzazione.
Il diesel è davvero arrivato alla fine?
In Germania il diesel continua a rappresentare una parte importante del mercato, soprattutto per le flotte aziendali, i Suv di grandi dimensioni, i veicoli commerciali e chi percorre molti chilometri ogni anno. Anche Volkswagen, così come Bmw e Mercedes-Benz, continua a sviluppare e vendere modelli diesel.
Quello che sta cambiando non è tanto la tecnologia quanto il suo ruolo strategico. Per decenni il diesel è stato il simbolo dell’industria automobilistica tedesca. Oggi è una tecnologia matura, che continua a generare ricavi ma sulla quale le case automobilistiche non possono più costruire il proprio futuro.
2035, la fine del motore termico?
Su questo pesa anche il quadro normativo europeo.
Negli ultimi anni si è parlato spesso del 2035 come dell’anno in cui sarebbe stato vietato vendere nuove auto con motore endotermico. In realtà il percorso si sta rivelando più articolato.
L’obiettivo resta quello di ridurre drasticamente le emissioni di CO₂ del settore automobilistico, ma il dibattito europeo si è spostato sulle modalità con cui raggiungerlo. La Commissione ha infatti aperto alla possibilità di una riduzione del 90% delle emissioni, anziché di un azzeramento assoluto, lasciando spazio a tecnologie come gli e-fuel e ad altri strumenti che consentano di mantenere in vita una parte dei motori termici, e quindi dell’industria automobilistica europea.
Diesel e la benzina non sono destinati a sparire nel breve termine ma saranno progressivamente confinati in segmenti di mercato specifici, mentre la quota delle auto elettriche continuerà ad aumentare.
Una crisi che riguarda il modello tedesco, ma non solo
Il probabile taglio di 100 mila posti di lavoro, e la conseguente chiusura di almeno quattro stabilimenti, e la vendita di Everllence sono due tasselli della stessa trasformazione.
Volkswagen ha bisogno di liquidità e la trova cedendo parte di un’attività ritenuta non più strategica. Dall’altra prova a ridurre costi e capacità produttiva per recuperare competitività in un mercato sempre più dominato dai costruttori cinesi.
Il nodo centrale, però, non è il diesel. È il modello industriale che ha reso la Germania la capitale mondiale dell’automobile: produzione in grandi numeri di auto a motori endotermici, molto efficienti, da esportare soprattutto verso la Cina. Un modello che non funziona più da almeno dieci anni.

Articoli Correlati

Banca d’Italia, l’economia italiana rallenta: PIL allo 0,6%, consumi più deboli e inflazione al 3,1%
Economia Italiana

Banca d’Italia, l’economia italiana rallenta: PIL allo 0,6%, consumi più deboli e inflazione al 3,1%

18/07/2026
Fincantieri entra nel piano Ue-Ucraina sui droni, accordo e investimenti miliardari
Economia Italiana

Fincantieri entra nel piano Ue-Ucraina sui droni, accordo e investimenti miliardari

18/07/2026
Lo spread tra Btp e Bund cresce a 82 punti base, rendimenti al 3,93%: perché i mercati sono instabili
Economia Italiana

Lo spread tra Btp e Bund cresce a 82 punti base, rendimenti al 3,93%: perché i mercati sono instabili

18/07/2026
Pil e consumi: la classifica delle Regioni in crescita e quelle dove si spende meno in Italia
Economia Italiana

Pil e consumi: la classifica delle Regioni in crescita e quelle dove si spende meno in Italia

17/07/2026
Poste-Tim, via libera della Consob all’Opas: adesioni dal 20 luglio all’11 settembre
Economia Italiana

Poste-Tim, via libera della Consob all’Opas: adesioni dal 20 luglio all’11 settembre

17/07/2026
Lo spread tra Btp e Bund risale oltre 80 punti base, i rendimenti arrivano al 3,93%
Economia Italiana

Lo spread tra Btp e Bund risale oltre 80 punti base, i rendimenti arrivano al 3,93%

17/07/2026
Corriere Roma

© 2023 Corriere-roma.it

Link Utili

  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Privacy Policy

  • Prima Pagina
  • Cronaca
  • Regionali
  • Economia
  • Economia Estera
  • Politica
  • Tecnologia
  • Sport