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Bankitalia, crescita a 0,6%, poi 0,4% nel 2027. ‘Alto rischio da Hormuz’

di Corriere Roma
18/07/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 2 minuti
Bankitalia, crescita a 0,6%, poi 0,4% nel 2027. ‘Alto rischio da Hormuz’

L’economia italiana si avvia a un 2026 di crescita “contenuta”: correggendo per il numero di giornate lavorative, il Pil segnerebbe 0,5% nel 2026, 0,4 nel 2027 e 0,9 nel 2028.     Le stime sono della Banca d’Italia e arrivano con una serie di caveat. La crescita 2026, tenendo conto delle revisioni Istat, sarebbe migliore, pari a 0,6%. Ma quella del 2027, nel bollettino economico di luglio, è rivista un decimale al di sotto dello 0,5% indicato nel documento di aprile.     Ma, soprattutto, si tratta dello scenario di base rispetto ai rischi della guerra che ruota attorno allo stretto di Hormuz. I numeri di Bankitalia sono aggiornati al 16 luglio, ma il loro sfondo geopolitico fa i conti con l’incertezza “elevata” creata dal frantumarsi del protocollo d’intesa Usa-Iran annunciato lo scorso 14 giugno, e con la ripresa delle ostilità che hanno rimesso il turbo ai prezzi energetici. Sorprese positive sul Pil potrebbero arrivare da un calo di gas e petrolio, o dalla spesa per difesa europea. Sorprese negative, invece, dalla “prosecuzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e ritardi nel ripristino dei flussi dallo stretto di Hormuz” con “impatti negativi particolarmente pronunciati sulla crescita”.     Gli effetti della guerra già incorporati nelle cifre dell’economia italiana – secondo Bankitalia – dicono che “l’inflazione al consumo salirebbe al 3,1% nella media dell’anno in corso, riflettendo principalmente il rialzo dei prezzi dell’energia; tornerebbe al 2% nel prossimo biennio”. Un trend d’inflazione che è all’origine del rialzo dei tassi Bce e che è simile a quello dell’area euro, che crescerebbe – secondo le stime Bce di cui fanno parte i numeri di Bankitalia – dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% l’anno dopo. Quasi il doppio dell’Italia nonostante i 166 miliardi di sovvenzioni e prestiti Pnrr finora erogati alla Penisola, andati principalmente in investimenti pubblici che si conteggiano come Pil: per Bankitalia rappresentano un terzo del totale del pacchetto di aiuti ai Paesi Ue.     Nel bollettino si legge che la crescita in Italia, dopo lo 0,3% del periodo gennaio-marzo, è rallentata nel trimestre di primavera: “l’impulso positivo derivante dalla transizione digitale ed energetica e dai progetti finanziati dal Pnrr sarebbe stato in parte compensato dall’aumento dell’incertezza e dal rialzo dei prezzi dei beni energetici e degli input produttivi, legati alle tensioni in Medio Oriente”.     Gli investimenti delle imprese faticano nell’incertezza della guerra, tanto che “nei primi tre mesi dell’anno la domanda di credito da parte delle imprese è rimasta debole”. E anche i consumi delle famiglie “avrebbero rallentato”, nonostante una disoccupazione, che, in Italia come in Europa, tiene sui minimi storici. Seppure in misura minore rispetto allo scoppio della guerra all’Ucraina, le retribuzioni fanno i conti infatti con l’inflazione: in Italia “nei prossimi mesi la dinamica retributiva si manterrebbe nel complesso moderata, anche per la quota ridotta di contratti collettivi in attesa di rinnovo”. E a livello europeo “le retribuzioni contrattuali hanno rallentato”.

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