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Pressing sul Decreto Lavoro, nel mirino il rinnovo dei contratti

di Corriere Roma
03/05/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 3 minuti
Pressing sul Decreto Lavoro, nel mirino il rinnovo dei contratti

Passato il 1 maggio con il governo che rivendica il suo decreto lavoro e l’opposizione che evoca un'”emergenza salariale” nel Paese segnato con la matita rossa dall’Ocse per perdita del potere d’acquisto, si apre la partita delle modifiche al provvedimento varato dal Consiglio. Con al centro un punto debole evidenziato dai sindacati e anche da una parte della maggioranza: la norma sui contratti scaduti, con l’adeguamento pari al 30% dell’inflazione Ipca e l’ipotesi prevista inizialmente di farli scattare retroattivamente i rinnovi.
“Non ci convince un’indennità di vacanza contrattuale tanto esigua, da essere più conveniente dei rinnovi. Chiediamo un incremento consistente nell’iter di conversione del decreto”, aveva messo in guardia ieri, dal palco del Primo Maggio a Marghera, la segretario generale della Cisl Daniela Fumarola.
Che pure – parlando il giorno dopo con Giornale Radio – ha parole morbide per un decreto “importante” in quanto “primo tassello di quel patto della responsabilità che noi abbiamo proposto da tempo”. La segretaria Cisl prende però le distanze dal “meccanismo che permetta di rivalutare annualmente i salari in base all’inflazione reale” evocato dal leader della Cgil Maurizio Landini, che qualcuno associa ad un ritorno a una scala mobile: “Nessun automatismo sui salari”, dice Fumarola – ma comunque “bisogna aumentare salari e pensioni. Rinnovare tutti i contratti scaduti, pubblici e privati. Non è possibile avere contratti che da 14 anni aspettano un rinnovo”.
Insomma, anche dalla Cisl, che pure non evoca come la Cgil una questione salariale “grande come una casa” in Italia, si preannuncia un pressing, sul testo in arrivo alla Commissione Lavoro della Camera, per modificare l’approccio al tema dei rinnovi. Il sindacato di Landini da mesi chiede rinnovi dei contratti, e che difendano meglio il potere d’acquisto in un contesto economico in cui da anni l’inflazione è tornata.
Un’erosione che l’inflazione ‘esporta’ anche sulle tasse, tanto che il leader Cgil sostiene la necessità di neutralizzare il cosiddetto drenaggio fiscale, il meccanismo per il quale senza modificare le aliquote i redditi che hanno diminuito il loro potere d’acquisto di fatto pagano più tasse. “Oggi – ha ricordato Landini – chi paga le tasse sono i lavoratori dipendenti e i pensionati”.
Usa toni molto più soft il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, “continueremo a chiedere al governo di cominciare già a pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali per i contratti del 2027-28″. Il tema della cosiddetta ‘vacanza contrattuale’ – sostiene – va regolamentato tra le parti e, soprattutto, deve diventare sempre più marginale e residuale, perché l’obiettivo prioritario deve essere quello di rinnovare i contratti entro la loro naturale scadenza”.
Se la sponda dell’opposizione appare logica nell’ottica di modificare la norma sull’indennità di vacanza contrattuale, proprio qui la maggioranza potrebbe vedere defezioni dopo che la norma sugli arretrati, inserita nella prima versione dalla ministra del Lavoro Elvira Calderone, è stata poi tolta nella versione finale con Confindustria, contraria agli arretrati, che ha accettato come il male minore l’ipotesi di dover eventualmente pagare il 30% dell’inflazione se il rinnovo non arriva entro 12 mesi dalla scadenza del contratto.
Quel 30% di indennità, tanto esiguo da poter incentivare a non rinnovare i contratti secondo la Cisl e peraltro non automatico per alcuni settori dell’economia, provoca qualche malumore, in particolare, in casa Lega. “Siamo pronti a reintrodurre in Parlamento la retroattività dei rinnovi contrattuali dalla scadenza. È una norma di giustizia: gli aumenti non possono arrivare dopo anni di vuoto”, aveva detto alla vigilia della Festa del Lavoro a la Repubblica il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. “Se vogliamo incentivare la contrattazione e tutelare il potere d’acquisto, gli aumenti devono essere costanti. Non si possono avere buchi. Serve una regola che spinga a rinnovare alla scadenza. O faccia partire gli aumenti da lì”.    

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