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Radica (Città del Vino), soddisfazione per l’approvazione del Pacchetto Vino

di Corriere Roma
15/01/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 1 minuti
Radica (Città del Vino), soddisfazione per l’approvazione del Pacchetto Vino

“Apprezziamo lo sforzo della
Commissione Agricoltura del Parlamento europeo nella quale i
componenti italiani hanno dato un contributo importante”: è
quanto dichiara Angelo Radica, presidente dell’Associazione
Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 comuni a
vocazione vitivinicola. “Accogliamo con favore – specifica in
una nota – la flessibilità dei nuovi impianti con il superamento
del meccanismo dei diritti di impianto, la revisione decennale
per l’impianto dei vigneti e la previsione di incentivi
comunitari per investimenti volti ad adattare la viticoltura ai
cambiamenti climatici, con possibilità di coprire fino all’80%
dei costi eleggibili”.
   
Tra le novità del provvedimento c’è, per favorire
l’allineamento tra produzione e domanda, la possibilità per gli
Stati membri di incentivare misure per evitare la
sovrapproduzione — come l’estirpazione di vigneti in eccesso
(grubbing-up) o il diradamento anticipato — per stabilizzare il
mercato. “Riguardo all’estirpazione, fortemente sostenuta dai
francesi, ci auguriamo – sottolinea Radica – che l’Italia non se
ne avvalga, essendo una decisione appannaggio dello Stato
membro. Dal punto di vista dei Comuni vitivinicoli potrebbe
costituire una scelta rischiosa: perdita di paesaggio,
desertificazione rurale, effetti irreversibili e incoerenza con
turismo e identità territoriale”.
   
Positivo il giudizio, invece, su “armonizzazione e
semplificazione delle regole su etichette e informazioni
obbligatorie” dichiara ancora il presidente di Città del Vino,
nonché “sul potenziamento degli strumenti di promozione nei
mercati internazionali, sul sostegno all’enoturismo e alle
attività agro‑turistiche legate alla viticoltura: proponiamo che
in sede di attuazione l’enoturismo divenga asse portante con
l’integrazione nella Pac”.
   
Quanto alle novità per vini a basso o zero alcol e
regolamentazione della classificazione per vini “alcohol-free”
(0.0 %) e “reduced-alcohol”, “noi continuiamo a ritenere che non
debbano essere chiamati vini”, conclude.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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