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Al via la sfida dei comitati sul referendum, FdI frena

di Corriere Roma
06/11/2025
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti
Al via la sfida dei comitati sul referendum, FdI frena

Alla spicciolata, prima deputati e senatori di centrodestra e poi i colleghi di centrosinistra si presentano alla Corte di Cassazione a depositare le firme per chiedere il referendum sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri. Le delegazioni dei parlamentari di maggioranza hanno già portato a termine il compito. Fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima lo faranno quelle del campo largo. E’ l’avvio della campagna elettorale. Sarà lunga.
“Penso che per la consultazione si arriverà a marzo, in primavera”, ha spiegato il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, uscendo dalla Cassazione. Preparano il terreno i comitati. Non ancora quelli di partito. Il centrosinistra ci sta lavorando, nel centrodestra Fdi frena. Ne nascono comunque ogni giorno. Uno dei primi, per sostenere la bocciatura della riforma, è stato battezzato la scorsa settimana nella sede dell’Associazione nazionale magistrati.
L’ultimo in ordine di tempo, che sosterrà invece il “Sì”, è promosso dagli avocati dell’Unione delle camere penali, con l’adesione anche della Fondazione Enzo Tortora. A livello di partiti, nel centrosinistra Pd, M5s e Avs stanno studiando per farne uno solo, ovviamente per spingere il “No”.
Per il momento, Iv resta defilata. Matteo Renzi è favorevole alla separazione delle carriere ma non condivide questa riforma. Mentre Azione l’ha votata. Il centrodestra procede coi piedi di piombo. L’obiettivo è quello di tenere l’esito del referendum distinto dalle sorti del governo. “Non mi appassiona il tema dei comitati di partito – ha detto il deputato di Fdi Giovanni Donzelli – Non vedo la necessità di schierare in prima fila i partiti. Noi abbiamo votato in Parlamento, abbiamo raccolto le firme per fare il referendum. C’è così tanta società civile pronta a sostenere le nostre stesse ragioni che non vedo perché correre a mettere le bandiere di partito su una battaglia molto più ampia del consenso stesso del centrodestra”. I motori intanto si stanno scaldando fra gli addetti ai lavori.
“Siamo pronti al confronto con l’Anm e con chiunque sostenga le ragioni del No – ha detto il presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Francesco Petrelli, presentando a Roma il Comitato per il Sì – Questa riforma è l’unica condizione per il funzionamento del nostro sistema”. Le opposizioni auspicano una bocciatura del referendum: sarebbe un duro colpo al governo. Le elezioni politiche ci saranno un anno dopo la consultazione. “La verità – ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte – è che vogliono i politici intoccabili. Si ritorna alla casta per mettere il controllo dei pubblici ministeri sotto il governo di turno. L’ha detto Nordio: non vi preoccupate, voi dell’opposizione potreste andare al governo e beneficiare voi di questa riforma. Bisogna fargli un applauso almeno per l’autenticità”. A sostegno del “Sì” ha parlato Pera: “Si crea un triangolo isoscele con due lati uguali equidistanti e il giudice in alto. Così chiunque vada in tribunale si può sentire più garantito da un giudice”.

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