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Conte sfida la commissione Covid, duello con Meloni

di Corriere Roma
07/08/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
Conte sfida la commissione Covid, duello con Meloni

Questa è davvero “la volta buona”.Giuseppe Conte prende “finalmente” posto davanti a quello che bolla subito come un “plotone d’esecuzione”: la commissione Covid. E ribalta il tavolo, sfoderando una carta inattesa.L’ex premier annuncia di aver consegnato alla procura di Roma un fascicolo ricevuto in forma anonima che, sostiene, solleva nuovi interrogativi su una fornitura di mascherine della Jc Electronics. Sfogliando il dossier, riferisce di aver ricevuto pochi giorni fa un verbale del 2022 e di aver deciso di portarlo subito ai magistrati, “per coscienza civica”. Da quelle pagine, precisa sempre usando il condizionale, emergerebbero elementi tali da giustificare un approfondimento anche sulla successiva transazione con cui, nell’ottobre scorso, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute hanno chiuso il lungo contenzioso con la società, riconoscendole circa 100 milioni di euro.Più che un preambolo, è il suo contrattacco a Giorgia Meloni.Un affondo che completa a fine serata, fuori da Palazzo San Macuto: “Lei è la regista di questi attacchi”, scandisce, sfidando la premier ad affrontarlo “politicamente”, lasciandosi da parte “trucchetti” e “mezzucci” che “non portano a niente”.A stretto giro arriva la replica della premier: ‘Il lavoro della commissione Covid non è un processo a una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità non è un attacco politico. È un diritto degli italiani’. Un duello che promette di non concludersi qui.Tanto più che sull’accordo tra il governo e Jc Electronics Conte concentra la sua offensiva, auspicandone anche lo stop.”Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie”, rincara la dose nella replica alla deputata di FdI, Alice Buonguerrieri. La risposta della società di Dario Bianchi, grande accusatore di Conte in commissione Covid, arriva a stretto giro: il documento evocato dall’ex premier, sostiene l’azienda con sede a Colleferro, “non è una novità”, perché “è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier della struttura commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”. Jc richiama le sentenze favorevoli ottenute, ribadisce che la conformità delle mascherine è stata attestata anche da Inail e Agenzia delle Dogane e invita l’ex premier, “se ha certezze”, a rinunciare all’immunità e a sostenerle “nelle sedi opportune”.Tra i banchi della commissione d’inchiesta va invece in scena una lunga autodifesa di tre ore. Una relazione costruita nel nome di “trasparenza e rendicontazione”, passando in rassegna le scelte compiute a Palazzo Chigi tra il 2020 e il 2021. Il tono cambia di continuo: a tratti è l’avvocato e professore di diritto che ricostruisce norme e procedure, un attimo dopo torna il leader politico. “Potete scavare quanto volete. Non troverete mai nulla di illecito”, scandisce rivolto alla maggioranza, rivendicando di aver agito “con disciplina e onore” e sostenendo che “i veri patrioti” erano quelli “in trincea” durante la pandemia, non chi oggi “specula”. “Non accetto lezioni sulla paura e sull’onore da chi non può darle”, rilancia, con un riferimento neppure troppo velato al voto sul caso Delmastro.Poi passa ai dossier più contestati. Lo stato d’emergenza, insiste, era “necessario”, non una “dittatura sanitaria”, e quando fu prorogato dal governo Draghi “non vi ho sentito protestare”. Difende anche i Dpcm, ritenuti lo strumento “più idoneo” per inseguire un virus che correva più veloce della politica e comunque “impugnabili davanti al Tar”. Infine i vaccini: il suo governo avviò la campagna con “libertà di scelta”, rivendica, attribuendo a Mario Draghi l’introduzione dell’obbligo.Lo sguardo si allarga anche all’Europa e alla battaglia contro i falchi del Nord che portò allo stop del Patto di stabilità e alla nascita del Recovery. Un passato da cui torna oggi a denunciare la decisione del governo Meloni di sottoscrivere la riforma del Patto e a criticare il piano di riarmo Ue. Poi si torna al fuoco di fila delle domande del centrodestra – dal mancato aggiornamento del piano pandemico alle scelte sui vaccini – con gli interventi di FdI targati Galeazzo Bignami e Francesco Filini. Conte, incassando la vicinanza anche del suo ex ministro Roberto Speranza e del Pd, ricorda che “dal 2006 si sono succeduti otto governi”. Ma è sull’accusa di aver strizzato l’occhio al mondo no vax che affonda la stoccata più affilata: “Io non sono qui a prendere un voto no vax, li lascio tutti a voi. Se avessi accarezzato pulsioni antiscientifiche, saremmo il Paese con più morti in assoluto”. Dopo oltre cinque ore, cala il sipario sulla prima puntata. Il secondo tempo è già fissato per lunedì 14 settembre.

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