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Corte conti: deficit 2025 sopra attese per Superbonus. Irpef, 82% da dipendenti e pensionati

di Corriere Roma
25/06/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Equilibrio di bilancio con azione improntata a legalità sostanziale«L’equilibrio di bilancio è strettamente connesso alla realizzazione del buon andamento della Pa che, a sua volta, presuppone un’azione amministrativa caratterizzata da efficienza, efficacia ed economicità e, dunque, improntata a un concetto di legalità sostanziale che, saldamente agganciato a principi di proporzionalità e di buon andamento, garantisce una corretta gestione delle risorse pubbliche. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino.Gli effetti «sistemici»«L’attualità e l’importanza del giudizio di parificazione, come momento di sintesi di tutte le funzioni di controllo della Corte dei conti, emergono ancor di più a seguito della costituzionalizzazione del principio dell’equilibrio di bilancio che, acquisita piena valenza giuridica, produce effetti “sistemici” sull’assetto complessivo della Pubblica amministrazione e sulle modalità di analisi della gestione pubblica», ha sottolineato Carlino.Rilevante quota spesa Pnrr slitterà oltre 2026: circa 24,2 miliardi«Resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle Amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate». Così il Presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti Mauro Orefice al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato. «Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. Per la parte già temporalmente ripartita, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027», ha aggiunto.Deficit 2025 al 3,1%, pressione fisco sale al 43,1%«Esaminando in modo sintetico il conto economico delle amministrazioni pubbliche per il 2025, si osserva la prosecuzione del percorso di riduzione dell’indebitamento netto, sceso al 3,1 per cento del Pil, con un miglioramento di 0,3 punti rispetto al 2024 (3,4 per cento) e un valore più che dimezzato rispetto al 7,1 per cento registrato a fine 2023». Lo si legge nella sintesi della relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei conti. «In valore assoluto, il deficit 2025 ammonta a 69,4 miliardi, in miglioramento di 4,4 miliardi rispetto al precedente anno. Il risultato riflette, da un lato, il consolidamento del saldo primario, in avanzo per 17,8 miliardi, e, dall’altro, la crescita della spesa per interessi passivi, salita a 87,1 miliardi, con un’incidenza confermata al 3,9 per cento del Pil», spiega la magistratura contabile. «Il miglioramento del saldo primario è stato determinato da un aumento delle entrate (+49,9 miliardi, +4,8 per cento) superiore alla crescita della spesa primaria (+43,8 miliardi, +4,3 per cento), con un ruolo rilevante dell’accelerazione del gettito contributivo e, in misura minore, di quello fiscale. La pressione fiscale risulta in aumento, dal 42,4 al 43,1 per cento del Pil».Italia primo Paese per frodi su fondi Ue, danni per 28 miliardiL’Italia è al «primo posto» nell’Unione europea per numero di frodi su finanziamenti comunitari con un «danno potenziale complessivo» stimato in 28,71 miliardi di euro. È quanto emerge dalla memoria che il Procuratore generale presso la Corte dei Conti, Pio Silvestri, ha depositato al Giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2025. Roma da sola «genera quasi la metà del danno economico complessivo contestato da Eppo (la Procura europea anti frode) a tutti gli altri Paesi dell’Unione» con una cifra che viene definita «iperbolica». Al 31 dicembre 2025 erano attive 991 inchieste. Nel capito dedicato ai flussi finanziari tra Italia e Ue e al quadro di programmazione pluriennale dei fondi comunitari, il Pg sottolinea come l’Italia goda ancora della posizione di «beneficiario netto» ha ricevuto risorse per 44,39 miliardi di euro (contro i 37,29 miliardi del 2024) riversando nelle casse unionali a titolo di contributo 19,93 miliardi (contro i 17,63) dell’anno precedente.

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