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Dal golden power alle aree per gli impianti energetici, ok alla fiducia sul decreto transizione 5.0

di Corriere Roma
15/01/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 1 minuti

Ascolta la versione audio dell’articoloDopo l’approvazione al Senato, l’Aula della Camera ha approvato la fiducia al decreto Transizione 5.0 con 205 favorevoli e 118 contrari. Un testo composto da tre articoli che, oltre a disciplinare il credito d’imposta, definisce una cornice normativa per l’individuazione delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili e introduce una modifica delle norme sul golden power.I fondi per le impresePartendo dai fondi a disposizione delle imprese per Transizione 5.0, cioè per lo sviluppo digitale e sostenibile, ci sono 250 milioni di euro in arrivo con il decreto. Che vanno ad aggiungersi ai 2,5 miliardi di euro ottenuti dalla rimodulazione Pnrr.Loading…A questi stanziamenti vanno sommati 1,3 miliardi di euro, aggiunti nelle ultime settimane di discussione della legge di Bilancio, attualmente destinati a Transizione 4.0: di fatto le domande non coperte di Transizione 5.0, utilizzerebbero dunque il programma di Transizione 4.0, un po’ meno apprezzato dalle imprese perché con un credito d’imposta fino al 20% (quella del 5.0 arriva al 45%).Il golden powerLe modifiche sul golden power presenti nel decreto diventato legge, invece, sono state avanzate dal governo con un emendamento per rispondere alle obiezioni dell’Unione europea sulla vicenda Unicredit-Bpm e che va a modificare la disciplina contenuta nell’articolo 2 del Dl 21/2012. In particolare, viene introdotta tra i criteri per esercitare i poteri speciali la «sicurezza economica e finanziaria nazionale, nella misura in cui la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia adeguatamente garantita dalla sussistenza di una specifica regolamentazione del settore».La seconda novità subordina temporalmente l’attivazione dei poteri speciali per il settore finanziario, quindi banche e assicurazioni, «al completamento dei procedimenti pendenti dinanzi alle Autorità europee» competenti sugli aspetti di carattere prudenziale e concorrenziale, cioè la Banca centrale europea e la Commissione.

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