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Il governo sarà ‘neutrale’, Meloni rivendica il risanamento di Mps

di Corriere Roma
09/06/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
Il governo sarà ‘neutrale’, Meloni rivendica il risanamento di Mps

 Il governo avrà un atteggiamento “neutrale” nei confronti delle mosse su Mps. All’indomani della domenica in cui prima Bpm e poi Intesa hanno rimesso in moto il risiko bancario, più fonti dell’esecutivo chiariscono che va inquadrata solo nelle regole del mercato la partita, destinata a non essere comunque breve e seguita con grande attenzione fin dalle prime battute in tutti i suoi risvolti. Riflessioni accompagnate dalla soddisfazione per aver “risanato e reso appetibile per soggetti di primo livello” l’istituto senese. La rivendica in primis Giorgia Meloni che nel 2022, poco dopo l’approdo a Palazzo Chigi, denunciò la gestione “abbastanza pessima” della banca, “con decine di miliardi spesi a carico dei contribuenti”.
    La prima reazione ufficiale è una nota del Mef, che “prende atto delle iniziative su Mps, di cui è stato informato, che riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre-fallimentare”. Poi arriva la breve ma significativa la risposta di Giancarlo Giorgetti a un giornalista di Repubblica che domanda un giudizio sull’offerta di Intesa per Mps. “Chi paga di più…”, taglia corto il ministro dell’Economia, aggiungendo: “Io l’avevo detto già tre mesi fa…”. A inizio febbraio, sulle quote detenute dal Mef, chiariva: “Quando ci guadagniamo il massimo le vendiamo”.
    L’obiettivo dichiarato da tempo dal governo è uscire dall’azionariato di Mps, dove ora detiene un residuo 4,86%, che può valere circa 1,5 miliardi di euro, secondo i calcoli che si fanno anche in ambienti politici. Il traguardo non si annuncia immediato, ma la direzione resta quella anche dopo l’avvio del risiko. Un processo in cui si guarda con attenzione anche a Unicredit. È una partita che non si può né spingere né indirizzare, sottolineano i meloniani, dipende solo da operazioni di mercato. “Non c’è una posizione né del partito né del governo – sottolinea Matteo Salvini -. Non commento scelte che competono al libero mercato”. È cauto anche l’altro vicepremier, Antonio Tajani: “In questo momento il mondo bancario italiano è particolarmente vivace. Sono sempre favorevole al libero mercato, non tocca a me fare il tifo per una banca o per un’altra. Quando il mercato è vivo è un fatto positivo, non tocca allo Stato regolare, lo Stato deve vigilare ma c’è la Consob”. Dove, tra l’altro, il centrodestra deve ancora trovare un’intesa sulla presidenza.
    Al di là delle dichiarazioni all’insegna della neutralità, tra le diverse anime del centrodestra possono esserci diverse sensibilità. La Lega già due anni fa tifava per Bpm-Mps, con Salvini che auspicava “il terzo polo italiano”. Nel frattempo all’interno di Bpm i francesi di Crédit Agricole sono saliti dal 9% al 15% e poi fino al 22,8%. L’idea di tutelare l’italianità di Generali, di cui Mps controlla il 13,3%, è tra gli elementi rimarcati da chi nel centrodestra guarda con più interesse all’iniziativa di Intesa, che tra l’altro pagherebbe un premio decisamente appetibile che “il mercato non potrebbe non gradire”, osserva chi sostiene questa tesi. Posto che “deciderà il mercato”, con quella operazione “si delinea una prospettiva di maggiore solidità per il sistema bancario italiano”, nota ad esempio Maurizio Lupi, leader di Nm, e “anche l’assetto di Generali ne uscirebbe rafforzato e più stabile”.
    “Nei mesi scorsi – rimarca Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd – il governo è intervenuto pesantemente ostacolando alcune operazioni considerate non gradite e favorendo altre, anche con un uso improprio del golden power. Invece dovrebbe restare imparziale e spiegare, per quanto riguarda Mps, che intenzioni ha in merito alla quota in capo al Mef”. Il M5s presenterà “un’interrogazione sulle operazioni in corso soprattutto al fine di porre l’accento sulle incomprimibili esigenze di tutela del risparmio”.
“Oggi – l’affondo di Angelo Bonelli, di Avs -, dopo il risanamento realizzato con i soldi degli italiani, Mps diventa terreno di conquista dei grandi gruppi bancari: si chiama socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti”.    

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