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Legge elettorale e raccolta firme: dai centristi di Onorato agli ex leghisti, ecco chi rischia di restare fuori

di Corriere Roma
13/09/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

La riforma della legge elettorale accelera in Senato e introduce una stretta decisiva sulla raccolta firme per la presentazione delle liste alle prossime elezioni politiche. Un nuovo emendamento approvato dalla maggioranza innalza a 6.000 il numero di sottoscrizioni richieste per ogni collegio, imponendo di fatto ai partiti non presenti in Parlamento uno sbarramento tecnico di centinaia di migliaia di firme cartacee, da raccogliere in tempi molto ristretti. Mentre il centrodestra difende la misura come uno strumento necessario per disincentivare le cosiddette “liste civetta”, le forze extraparlamentari denunciano una barriera all’ingresso strutturale a tutela dei partiti già eletti. Di seguito l’analisi e le reazioni dei principali movimenti politici che oggi rischiano l’esclusione dalla corsa elettorale.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIProgetto civico di OnoratoTra le realtà coinvolte vi è Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma, guidato dal sindaco Pd Roberto Gualtieri. Si tratta di una formazione di matrice civica e centrista, all’interno della coalizione di centrosinistra (vicina al leader del M5S Giuseppe Conte). Onorato definisce la norma «l’ennesima spallata alla Costituzione e alla democrazia», sottolineando che «obbligare le nuove forze politiche a raccogliere 378mila firme in appena 15 giorni vuol dire creare degli ostacoli ad arte». Il leader civico evidenzia il caso della Valle d’Aosta dove «le firme necessarie corrispondono all’11% dei voti». Onorato ha annunciato proteste di piazza e si è appellato al Capo dello Stato.Loading…Italia Domani di Marco RizzoSul fronte antisistema si colloca invece Italia Domani, guidata da Marco Rizzo, esponente politico di estrazione comunista, che ha intrapreso una svolta sovranista. Rizzo analizza il testo definendolo «una legge elettorale truffa per blindare il sistema», calcolando l’onere in «442.000 firme soltanto per avere il diritto di comparire sulla scheda». Il paradosso, secondo Rizzo, risiede nel fatto che «da una parte si prospetta di abbassare la soglia di accesso alla rappresentanza fino all’1%; dall’altra si innalza una barriera preventiva talmente enorme che una nuova forza politica dovrebbe raccogliere più firme dei voti necessari per superare quella stessa soglia».Rifondazione comunistaLa norma impatta pesantemente anche sulla sinistra storica. Il Partito della Rifondazione Comunista, schierato all’estrema sinistra, tramite Maurizio Acerbo e Gianluca Schiavon rileva «una soglia irraggiungibile», definendo la misura un «attentato alla democrazia costituzionale» e un «favor castae», poiché esenta chi siede già alle Camere. Nell’alveo del centrosinistra, Avanti Psi, per voce del presidente nazionale Luigi Incarnato, etichetta come «vergognoso» il requisito, definendola «legge liberticida» e confidando nell’intervento del Quirinale per evidenziarne l’incostituzionalità.Gli ex leghisti di Patto per il NordInfine, nell’area dei movimenti territoriali e autonomisti, il Patto per il Nord (fondato a fine 2025 da ex esponenti della Lega) contesta severamente i vincoli operativi: «La maggioranza di Governo non solo non ha accettato la raccolta delle firme in modalità digitale, ma adesso ha anche aumentato di 4 volte il numero necessario». Il movimento parla di un atto «contro la democrazia» che si traduce in un oggettivo «invito all’astensione».

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