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Migranti, come funziona il modello Albania che Meloni rilancia

di Corriere Roma
05/08/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Ascolta la versione audio dell’articoloDopo la crisi di Ceuta, dove decine di migliaia di persone hanno attraversato a nuoto o via terra il confine tra Spagna e Marocco, il “modello Albania” di gestione dei flussi migratori del governo Meloni è tornato al centro del dibattito pubblico. L’obiettivo dell’Italia è fare in modo che questo approccio – ideato per gestire le procedure di rimpatrio al di fuori dei confini nazionali – venga adottato anche dall’Unione europea.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIL’accordo tra Italia e AlbaniaIl modello Albania, però, ha incontrato numerose difficoltà, sperimentando battute d’arresto che ne hanno limitato l’efficacia. L’intesa tra Roma e Tirana – firmata nel 2023 e ratificata dal Parlamento nel 2024 – prevede il trasferimento in territorio albanese dei migranti soccorsi da navi italiane nelle acque del Mediterraneo, con l’obiettivo di processare le richieste d’asilo e gli eventuali rimpatri fuori dai confini Ue. Questo sistema riguarda i migranti provenienti da paesi considerati sicuri, dove, secondo il governo, la situazione interna non giustifica la fuga o la richiesta di asilo. Sono poi escluse le persone appartenenti a categorie considerate fragili, tra cui minori e donne in gravidanza.Loading…L’Italia ha quindi costruito due strutture in Albania, una a Shengjin, pensata come porto di sbarco e luogo di identificazione iniziale, e una a Gjader, destinata alle procedure successive, tra cui trattenimenti e rimpatri. In questi centri, infatti, secondo il progetto iniziale, i migranti avrebbero dovuto presentare domanda di asilo: se fosse stata accolta, sarebbero stati trasferiti in Italia, in caso contrario sarebbe stato dato il via all’iter di rimpatrio.Il nodo dei paesi sicuriLe strutture costruite in Albania non erano dunque nate come Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio): nel progetto iniziale, secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, lì si sarebbero dovute trattenere le persone – con provvedimento convalidato da un giudice – in attesa dello svolgimento delle procedure accelerate di identificazione e gestione della domanda d’asilo di persone provenienti da paesi considerati sicuri.Il trattenimento dei migranti è però spesso stato impedito o limitato dalle sentenze dei tribunali italiani, soprattutto per motivi legati all’individuazione dei paesi sicuri. Già nell’ottobre 2024 il Tribunale di Roma non ha convalidato i trattenimenti dei primi migranti arrivati nel centro di Gjader. A fronte delle battute d’arresto subite, il governo, deciso a non lasciare decadere il progetto, ad aprile 2025 ha attribuito alla struttura di Gjader la funzione di Cpr, ossia di centro dove trattenere persone già destinatarie di un provvedimento di espulsione in attesa del rimpatrio.

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