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Stretta di Meloni a scuola: arriva il tetto agli stranieri e il divieto di burqa

di Corriere Roma
21/09/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti

«Il ’68 un fallimento, per decenni a scuola solo menzogne»«Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità. Vietato dire hai sbagliato, vietato dire questo non va bene, via discorrendo. Hanno tentato di convincerci che fosse questo il modo più giusto di educare, lo chiamavano rispetto, ma quella non è educazione e non è rispetto, è una menzogna», ha affermato Meloni. «Una menzogna che un ragazzo molto spesso paga magari anni dopo, di fronte a un colloquio di lavoro, quando ormai è troppo tardi per recuperare. E guardate – ha aggiunto – che il conto salato non lo ha pagato chi aveva gli strumenti economici per trovare altrove quello che la scuola italiana non poteva garantire quando non lo garantivano ripetizioni di qualità, i corsi di eccellenza, le vacanze studio all’estero. No, il conto lo ha pagato chi per crescere, per affermarsi, poteva contare solo sulla scuola pubblica. E allora ve l’ho detto e lo ripeto, ve l’ho detto e lo ripeto, è stato questo il più grande fallimento del ’68. È stato questo il più grande fallimento di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e per tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario».Il no al modello di successo per cui non serve studiare e farsi domande«Resterà in buona sostanza una sola capacità: discernere tra giusto e sbagliato, tra vero e falso, tra reale o artificiale. E il punto è che per coltivare questa capacità non servirà solo il nozionismo. Una nazione che insegna solo nozioni tra meno di 10 anni si ritroverà ad aver formato una generazione perfettamente sostituibile, bravissima nel fare cose che una macchina può fare meglio, molto più velocemente e spesso gratis. Ma una nazione che forma la persona no. Ed è questa la ragione per cui libero arbitrio, merito, responsabilità, verità non sono parole del passato, sono anzi le uniche parole che io riesco a scorgere quando guardo nel futuro», ha detto Meloni parlando di intelligenza artificiale e social network. «Però sono concetti diametralmente opposti a quelli che vi stanno vendendo. Siete bombardati – ha aggiunto – da un modello di successo che semplicemente non esiste, quello per cui non serve farsi domande, studiare, sviluppare una competenza, non serve mettersi in fila, non serve sbagliare, non serve ricominciare, non serve dimostrare di avere un valore, serve dimostrare solo di possedere qualcosa di valore, serve solo essere visti da più persone possibile, serve vendere quando non addirittura vendersi».«Preferite appartenere piuttosto che apparire»Rivolta alla platea di Gioventù nazionale Meloni ha affermato che «in un tempo nel quale tutti vi dicono che dovete fondamentalmente apparire, voi avete scelto di appartenere. Sono due concetti molto diversi. Apparire è veloce, appartenere costa tempo e costa sacrificio. Apparire è possibile anche da soli, appartenere decisamente no. Apparire impone che tu sia visto, appartenere impone che tu ci sia e che tu ci sia soprattutto quando calano i riflettori».«Tra apparire e appartenere non cambia una parola, cambia il modo di stare al mondo, cambia il modo di dare valore al proprio tempo, cambia il modo di costruire un rapporto con gli altri», ha aggiunto Meloni, spiegando che «è lungo questa linea di frattura che passa molto del modo in cui la vostra generazione viene raccontata, viene rappresentata, viene soprattutto ingannata». «Come se essere visibili significasse essere riconosciuti, come se raccogliere like significasse costruire legami, come se avere un pubblico fosse la stessa cosa che avere una comunità. Non è la stessa cosa – ha rimarcato -. Non è la stessa cosa perché quando hai una comunità c’è qualcuno disposto a dirti la verità, c’è qualcuno disposto a dirti la verità anche quando quella verità non è quello che vorresti sentire, anche se non è quello che tu vuoi, semplicemente perché ti fa bene sentire quella verità».

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