Un documentario che “non è solo il
racconto di un’esperienza pionieristica sull’autismo: è il
viaggio emotivo di un padre che deve imparare a lasciare andare
il proprio figlio, del suo rapporto con lui, dei suoi spazi, del
micromondo che è la sua famiglia”. Lo spiegano i realizzatori di
Il figlio più bello, il documentario diretto da Giovanni Piperno
(16 mm alla rivoluzione) e dallo sceneggiatore e regista Stefano
Rulli, che racconta il percorso compiuto insieme alla moglie, la
scrittrice Clara Sereni, con il figlio Matteo, affetto da un
disturbo dello spettro autistico. Il film non fiction “dopo
l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, arriva nelle sale il
13, 14 e 15 aprile con Wanted.
“Si può affermare, aggiornando Tolstoj, che ogni famiglia è
un mezzo disastro – dice Piperno all’ANSA in occasione della
Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, che ricorre
il 2 aprile -. Ascoltare e comprendere i propri figli,
prendersene cura senza farsene sopraffare, ritagliarsi degli
spazi di libertà senza di loro, aiutarli a rendersi autonomi,
essere capaci di tagliare il cordone ombelicale permettendogli
di andare per la loro strada… sono alcuni degli obiettivi che
tutti i genitori provano prima o poi a raggiungere con piccole o
a volte enormi difficoltà; ma coloro che hanno un figlio o una
figlia autistica, per poter sopravvivere, sono immediatamente
obbligati a farlo. E con un impegno e una consapevolezza dieci
volte maggiore”. Perciò “raccontare, e conoscere, le storie di
queste famiglie è sempre utile a tutti”.
Quando Matteo Rulli nasce nel 1978, in Italia “non si sa cosa
sia l’autismo”. I suoi genitori, affrontano anni fatti di
diagnosi sbagliate, notti insonni e crisi improvvise. In un
Paese impreparato, la loro diventa una battaglia privata e
insieme politica, che li porterà a fondare a Perugia la
Fondazione “La Città del Sole” e a dare vita a un modello
innovativo di convivenza tra ragazzi con sofferenze psichiche e
studenti universitari. Oggi Matteo è un uomo adulto. Vive in
autonomia con altri coinquilini e sta per affrontare un viaggio
in Vietnam. Un traguardo impensabile anni prima. Eppure, proprio
quel viaggio — simbolo di emancipazione — riapre nel padre un
dolore rimosso, costringendolo a confrontarsi con il passato.
“Matteo che faceva un viaggio di un mese con un’altra persona in
Vietnam – spiega Stefano Rulli nelle note – era l’immagine di
quanta strada aveva fatto per andare nel mondo senza bisogno di
me”.
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