Il gup di Foggia ha rinviato a
giudizio il 46enne di origini marocchine Tariq El Mefeddel,
accusato dell’omicidio volontario di Hayat Fatimi, coetanea
connazionale dell’imputato, uccisa nell’agosto del 2025 a
Foggia. Il processo inizierà il 9 ottobre dinanzi alla Corte di
Assise di Foggia. Hayat Fatimi fu uccisa con 15 coltellate,
davanti al portone della sua abitazione, nella notte tra il 6 e
il 7 agosto 2025, nel centro storico di Foggia. L’uomo, con il
quale la vittima aveva avuto una breve relazione e che aveva già
denunciato, fu fermato a Roma meno di 12 ore dopo il delitto.
Risponde anche di stalking e detenzione del coltello.
Oggi, nell’udienza preliminare, il Comune di Foggia si è
costituito parte civile, rappresentato dalla dirigente
dell’avvocatura comunale Maria Antonucci, “a tutela degli
interessi dell’intera comunità foggiana, profondamente ferita da
questa vicenda”. Si sono costituiti parti civili anche il centro
antiviolenza al quale la donna si era rivolta e la sorella della
vittima.
“Hayat Fatmi era una donna conosciuta e apprezzata da tanti,
una grande lavoratrice che aveva scelto Foggia per costruire il
proprio futuro – evidenzia il Comune in una nota. – Qui aveva
comprato casa, qui aveva messo radici e costituito la sua rete
amicale. E alle istituzioni si era rivolta con fiducia,
chiedendo aiuto e protezione”. “La costituzione di parte civile
è un atto di giustizia e di vicinanza nei confronti di Hayat e
dei suoi familiari – dichiara la sindaca Maria Aida Episcopo -.
La sua morte ha colpito profondamente la nostra comunità e ci
richiama a una responsabilità collettiva. Davanti alla violenza
non possono esserci indifferenza né silenzio. Le istituzioni
hanno il dovere di stare accanto alle vittime e di affermare,
anche con la loro presenza nelle aule di giustizia, che ogni
donna colpita dalla violenza è una ferita inferta all’intera
città”.
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