I corti Vajassa e La stanza delle
bambine vincono a Fr*cinema, il festival di cinema queer di
Roma, a cura di Pietro Turano per Arcigay Roma, in
collaborazione con Fondazione Piccolo America, sostenuto dai
fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. La
terza edizione ha segnato uno slancio internazionale, con 4
anteprime assolute e la partecipazione di ospiti come Céline
Sciamma, Robin Campillo, Zackary Drucker.
Il concorso di Fr*cinema per soggetti di cortometraggi queer
originali e inediti, giunto alla sua seconda edizione, è
gratuito e si rivolge a film-maker under 35. La giuria assegna
15.000 euro di contributo produttivo al vincitore della sezione
Finzione e 10.000 euro al vincitore della sezione Documentario,
oltre al tutoraggio durante lo sviluppo dei due film e la
successiva proiezione al Cinema Troisi, la consulenza di
EcoMuvi, la possibilità di girare nel teatro di posa di Video
Artists e un anno di abbonamento a MUBI.
Vince per la sezione Finzione: Vajassa di Michela Mazzaferro,
Giovanna De Luca, Leonardo Gaspa, Federico Politi per la regia
di Andrea La Medica. Questa la storia. Napoli. Rossella, una
giovane donna trans e performer della tombola scostumata, sogna
di fare l’attrice. Quando un regista affermato la invita a una
festa al Vomero promettendole una parte nel suo nuovo film,
crede che sia arrivata la sua occasione. Ma scopre presto che
lui non la vuole davvero come attrice ma come caricatura da
sfruttare. Il percorso della protagonista gioca consapevolmente
con i cliché della rappresentazione del corpo trans,
ribaltandone completamente gli schemi e permettendo che tali
cliché diventino l’arma per combattere l’ignoranza e il
pregiudizio di un contesto intellettuale ipocrita. “Un
linguaggio intelligente, ironico e furbo, una tragi-commedia che
riporta in vita gli echi della cultura teatrale partenopea di
Ruccello, Moscato o De Filippo” si legge nella motivazione.
Vince per la sezione Documentario: La stanza delle bambine di
Federica Corti, Valentina Morricone, Pierpaolo Moscatello
Nel 2025 una storica sentenza della Corte Costituzionale
riconosce finalmente i diritti delle madri intenzionali in
coppie omogenitoriali. Ma per Valentina, che nel 2021 ha dato il
via a quella battaglia legale, questo risultato arriva troppo
tardi: ha già perso le sue figlie. Attraverso la trasformazione
della cameretta delle bambine, il documentario racconta un lutto
senza corpo, la ricostruzione di sé e l’attesa del loro ritorno.
“L’abbiamo trovato straziante ma nello stesso tempo di una
delicatezza infinita”, è scritto nelle motivazioni. La
difficoltà di Valentina di essere riconosciuta come madre delle
sue figlie è una realtà violentissima condivisa con chissà
quante migliaia di famiglie e genitori.
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