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L’Italia paga ancora in contanti, è 21a in Europa sui pagamenti digitali

di Corriere Roma
10/03/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 3 minuti
L’Italia paga ancora in contanti, è 21a in Europa sui pagamenti digitali

I pagamenti digitali continuano a crescere in Italia, ma il contante rimane ancora molto utilizzato rispetto ad altri Paesi europei. È quanto emerge dal rapporto 2026 della Community Cashless Society di Teha Group, che analizza l’evoluzione dei sistemi di pagamento e il livello di diffusione delle transazioni elettroniche. Secondo il report, nel 2025 il valore complessivo dei pagamenti cashless in Italia ha superato i 500 miliardi di euro. Si tratta di una cifra che conferma la crescita costante delle transazioni digitali negli ultimi anni. Nonostante questo risultato, il Paese resta sotto la media europea e continua a registrare un forte utilizzo del contante. Nel Cashless Society Index 2026 l’Italia si colloca infatti al 21° posto tra i Paesi dell’Unione europea. A livello globale, il Paese è al 31° posto per utilizzo del contante rispetto al prodotto interno lordo.

I pagamenti digitali triplicati in dieci anni
Negli ultimi anni il mercato dei pagamenti elettronici ha registrato una crescita notevole ma non abbastanza se si pensa al resto dell’Europa. Il valore delle transazioni cashless nel 2025 risulta triplicato rispetto al 2015. Oggi i pagamenti digitali rappresentano il 26,6% del Pil italiano. Strumenti come carte di pagamento, wallet digitali e altre soluzioni elettroniche sono diventati una componente sempre più rilevante dell’economia. La crescita è stata sostenuta anche da un aumento costante delle transazioni. Nell’ultimo triennio il settore ha registrato un tasso medio annuo di incremento del 9,5%.
Nonostante questi progressi, il confronto con gli altri Paesi europei mostra un divario ancora significativo. In Italia si registrano 181,4 transazioni digitali pro capite all’anno, mentre la media dell’Unione europea a 27 Paesi è pari a 246,8 operazioni per persona.
L’Italia ancora sotto la media europea
Il posizionamento dell’Italia nel Cashless Society Index 2026 evidenzia un ritardo rispetto ai principali partner europei. Nel ranking europeo il Paese si trova al 21° posto, perdendo una posizione rispetto all’anno precedente. Alcune economie comparabili mostrano livelli di diffusione dei pagamenti digitali più elevati. La Germania occupa la decima posizione, la Spagna la dodicesima e la Francia la sedicesima.
Il divario  anche osservando il peso delle transazioni elettroniche sull’economia. La media europea è pari al 31,6% del Pil, cinque punti in più rispetto all’Italia. Secondo gli analisti del rapporto, questo gap dimostra che la crescita registrata negli ultimi anni non è stata sufficiente a colmare il ritardo accumulato nel tempo.
Il contante resta molto utilizzato
Uno degli elementi che spiegano il ritardo italiano è la forte diffusione del contante. L’indice di Cash Intensity, che misura l’incidenza del denaro contante sull’economia, colloca l’Italia al 31° posto su 144 economie analizzate. Nel Paese il contante in circolazione equivale all’11,5% del Pil. Si tratta di un valore superiore alla media europea, che si attesta al 9,8%.
La maggiore circolazione di denaro contante ha effetti anche sulla tracciabilità delle transazioni economiche. Secondo il rapporto, questa dinamica può favorire la diffusione dell’economia sommersa. Negli ultimi anni il fenomeno dell’economia non osservata ha registrato un peggioramento. Le stime indicano una dimensione pari a circa 200 miliardi di euro, corrispondente al 10,2% del Pil nazionale.
Un settore economico in forte espansione
Nonostante il ritardo rispetto ad altri Paesi europei, i pagamenti digitali sono a tutti gli effetti un comparto economico rilevante per il sistema produttivo italiano. Il settore conta complessivamente 2.844 aziende tra operatori nazionali e internazionali attivi nella gestione delle transazioni elettroniche. Il fatturato generato da questa filiera raggiunge i 17,7 miliardi di euro e produce un valore aggiunto stimato in 9,4 miliardi. Il comparto impiega circa 34.600 persone lungo tutta la catena del valore dei pagamenti digitali. Se il settore continuerà a crescere con i ritmi attuali, entro il 2030 potrebbero attivarsi ulteriori 27,5 miliardi di euro di valore economico e il potenziale complessivo potrebbe arrivare fino a 123 miliardi di euro.

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