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Oro e Bitcoin scontano l’effetto ultimatum: rischio inflazione

di Corriere Roma
08/04/2026
in Economia Italiana
Tempo di lettura: 2 minuti
Oro e Bitcoin scontano l’effetto ultimatum: rischio inflazione

Seduta volatile per l’oro ed il Bitcoin, che oggi tendono generalmente al ribasso, scontando l’effetto delle tensioni in Medioriente e l’attesa per lo scadere dell’ultimatum lanciato dal Presidente Trump a Teheran. Scadenza che cade oggi 7 aprile e che sta innervosendo i mercati finanziari. Per ragioni diverse, l’oro e le criptovalute stanno incorporando queste tensioni e comportandosi più o meno allo stesso modo, con ribassi diffusi sui prezzi.

L’oro va giù per le preoccupazioni legate all’inflazione
Il premio legato alla natura di bene rifugio che solitamente viene incorporato dall’oro viene compensato dalle preoccupazioni legate alla fiammata del prezzo del petrolioe dalle ricadute sull’inflazione, che avranno inevitabilmente impatto sulle politiche delle banche centrali, innescando un indesiderato tren al rialzo dei tassi, in una fase caratterizzata anche da bassa crescita (stagflazione).
L’alternarsi di questi fattori stanno pesando oggi sull’oro, che si mostra un po’ volatile e con una tendenza al ribasso, mentre dall’inizio del conflitto, il movimento al rialzo su nuovi massimi storici sopra i 5mila dollari è stato bloccato, intrappolando il valor e del metallo prezioso in un range ristretto fra 4-600 e 4.700 dollari. Oggi, il prezzo spot dell’oro segna un calo dello 0,2% a 4.640 dollari l’oncia, mentre il future sull’oro in consegna giugno scambia a 4.641 dollari l’oncia in ribasso dello 0,6%.
La situazione in Medioriente: attesa scadenza tregua
Il calo si registra a dispetto dell’intensificarsi dei rischi geopolitici, con Trump che ha avvertito che l’Iran potrebbe essere “eliminato” se non riaprisse lo Stretto di Hormuz entro la scadenza di oggi, 7 aprile 2026. Dal canto suo, Teheran ha respinto la proposta di cessate il fuoco degli Stati Uniti per un cessate il fuoco di 45 giorni e gli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto hanno mostrato scarsi progressi.
La situazione di stallo ha già interrotto i flussi energetici globali e spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando i timori di inflazione e complicando le prospettive per la politica monetaria, dal momento che le banche centrali potrebbero ritrovarsi costrette ad alzare i tassi in una fase già caratterizzata da recessione. Per questo il mercato attende questa settimana i dati chiave sull’inflazione statunitense, previsti per venerdì, che dovrebbero fornire indicazioni sulla traiettoria dei tassi di interesse della Fed.

Il Bitcoin perde la natura di asset alternativo
Anche il Bitcoin viaggia in ribasso, perdendo il suo appeal di asset alternativo e seguendo al ribasso i mercati azionari a cauisa dell’avversione al rischio. Anche il mercato delle criptovalute è caratterizzato da una certa volatilità in vista della scadenza fissata da Trump.
Il Bitcoin oggi cede quindi lo 0,42% a 68.943 dollari, risentendo anche di qualche presa di profitto dopo la buona seduta di ieri, e portala performance ad una settimana a +2,5%. Anche altre criptovalute registrano ribassi. Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione di mercato, perde l’1,7%, mentre appare più sacrificata Solana con un calo del 2,2%.
Secondo qualche analista, il sentiment sul Bitcoin “rimane ribassista nel breve-medio termine” mentre si attendono sviluppi più chiari dalla situazione in Medioriente che resta “fluida”. I rischi di un’escalation nella guerra tengono gli investitori alla larga anche da questo mercato, che dunque non conferma la sua natura di asset alternativo correlato ai mercati azionari.

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