La sospensione dei vincoli europei di bilancio potrebbe liberare fino a quasi 28 miliardi di euro. Uno spazio fiscale aggiuntivo che farebbe respirare l’Italia di fronte alla crisi energetica. Questi i numeri emersi dall’analisi del centro studi di Unimpresa, pubblicati prima dell’approvazione del Documento di economia e finanza 2026. In questo è stato confermato un deficit al 3,1%, una percentuale che ci porta lontano dall’uscita dalla procedura d’infrazione, come sperato dal ministro dell’Economia Giorgetti.
Dal punto di vista del dialogo tra le parti, Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno proposto una sospensione temporanea della clausola di salvaguardia generale in caso di un peggioramento della crisi in Medio Oriente, ma da Bruxelles arriva un “no” perché non ci sarebbero le condizioni e per ora la linea è quella di proseguire con i vincoli.
Patto di stabilità, cos’è e cosa serve per sospenderlo
Ma che cos’è il Patto di stabilità? Si tratta dell’insieme delle regole europee per mantenere i conti pubblici sotto controllo. Segue la regola del rapporto deficit-Pil, ma rispetto a quando è stato impostato la prima volta nel 1997 oggi è più flessibile. I Paesi possono infatti negoziare un piano di rientro da 4 a 7 anni in cambio di riforme e investimenti per la crescita.
L’Italia è in procedura per deficit eccessivo, ma oggi si chiede la sospensione per via della situazione geopolitica che sta alterando l’economia in maniera al di fuori della possibilità di controllo dei Paesi. Almeno questo è quanto proposto dall’Italia. Esiste infatti una clausola di salvaguardia generale che blocca i vincoli in caso di shock e il governo Meloni sta chiedendo proprio questo.
Da Bruxelles, però, arriva il no, perché non ci sarebbe ancora una recessione generale.
La sospensione del Patto: gli scenari
Ma perché si vuole sospendere il Patto di stabilità? Il Patto limita quanto un governo può andare in deficit senza subire sanzioni. In caso di sospensione, si andrebbero a liberare delle cifre capaci di sostenere l’attuale crisi.
Secondo le analisi di Unimpresa:
nello scenario più prudente, con deficit al 3%, il margine aggiuntivo per il bilancio pubblico sarebbe pari a circa 4,6 miliardi di euro;
in uno scenario intermedio, con un ritorno del deficit al 3,4% del Pil, le risorse disponibili salirebbero a circa 13,9 miliardi di euro;
nell’ipotesi espansiva, il deficit al 4% del Pil potrebbe creare uno spazio fiscale di circa 27,9 miliardi di euro.
Perché l’Europa dice “no”
Per l’Unione Europea, però, la sospensione del Patto di stabilità non è tra gli scenari attuabili al momento. Questo perché richiederebbe il riconoscimento di uno shock economico grave e diffuso, proprio come accaduto durante la pandemia.
Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, ha commentato:
L’Europa ha dimostrato, nel momento più buio della pandemia, di saper mettere da parte le rigidità burocratiche per rispondere con strumenti all’altezza della crisi. Oggi, di fronte a uno shock geopolitico ed energetico che rischia di colpire duramente le nostre imprese e le nostre famiglie, quella stessa Europa è chiamata a dare un segnale analogo di maturità e coesione.
La proposta è quella di andare verso questa direzione, così da garantire agli Stati spazi fiscali aggiuntivi per assorbire l’urto senza sacrificare occupazione, investimenti e competitività.
Le conseguenze degli scenari
L’analisi comprende anche le conseguenze dei possibili scenari riproposti. Nel primo caso, quello più prudente, la sospensione dei vincoli consentirebbe all’Italia di aggiungere un margine al bilancio di circa 4,6 miliardi di euro. Uno spazio limitato ma descritto come sufficiente per finanziare un pacchetto selettivo di misure emergenziali, come la proroga dei crediti d’imposta per le imprese energivore, bonus sociali per le famiglie a basso reddito e anche la riduzione temporanea degli oneri di sistema in bolletta o altri interventi mirati per il settore dell’autotrasporto e della logistica.
Nel secondo scenario, con 13,9 miliardi di euro, si potrebbe affrontare una sorta di “manovra anti-shock”. Unimpresa immagina:
la sterilizzazione degli aumenti energetici;
il sostegno alla liquidità delle imprese più esposte;
il finanziamento di strumenti di garanzia pubblica sul credito;
incentivi temporanei agli investimenti produttivi;
la copertura di eventuali misure per attenuare l’impatto inflattivo sui redditi medio-bassi.
Lo scenario più espansivo, quello che prevede di raggiungere un margine di 28 miliardi di euro, potrebbe invece essere comparabile a una legge di bilancio, quindi sufficiente non solo per misure di emergenza ma anche per una vasta strategia anticrisi.
Si ipotizzano così tagli fiscali, programmi di sostegno a famiglie e imprese, potenziamento degli investimenti pubblici e misure di salvaguardia per i settori industriali più colpiti dall’aumento dei costi energetici e dal rallentamento del commercio globale.






