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Attacco all’Iran, Teheran chiude Hormuz: a rischio un quinto del petrolio mondiale

di Corriere Roma
01/03/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 2 minuti
Attacco all’Iran, Teheran chiude Hormuz: a rischio un quinto del petrolio mondiale

I pasdaran chiudono lo Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio, da sempre utilizzata dall’Iran come merce di scambio nello scacchiere geopolitico, oggetto di ripetute minacce nei momenti di crisi più grave. Lo stretto è un corridoio vitale che collega il Golfo con i mercati in Asia, Europa e Nord America, definito dall’Energy information administration statunitense (Eia), “uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo”.
Attraverso lo stresso passa circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, con una media di 20 milioni di barili al giorno. Stesso dicasi per il gas: circa un quinto del commercio monsiale di gnl ha transitato attraverso Hormuz nel 2024, principalmente dal Qatar. Oltre l’80% del petrolio e del gas che attraversano lo stretto è destinato ai mercati asiatici.
Non a caso, oltre agli Stati Uniti, la Cina – primo beneficiario delle esportazioni energetiche iraniane – risulterebbe tra i Paesi più danneggiati da una chiusura prolungata. Anche per l’Iran Hormuz è però un passaggio fondamentale. Gli analisti hanno più volte definito un potenziale blocco dello stretto un vero e proprio suicidio per il Paese.

Per approfondire Agenzia ANSA Israele e Stati Uniti attaccano l’Iran. Teheran risponde all’offensiva – Notizie – Ansa.it Colonne di fumo nero visibili nella capitale iraniana e in altre città. Sirene d’allarme a Gerusalemme. L’Idf: ‘Missili verso Israele’ (ANSA)

Dal 1979 ad oggi, in circa 20 occasioni Teheran ha minacciato di interrompere i transiti, a partire dagli anni della guerra contro l’Iraq (1980-88). I momenti di tensione si sono registrati con maggior frequenza a partire dalla crisi economica del 2008, con un picco registratosi tra il 2018 e il 2022. In quel periodo l’Iran non ha esitato a prendere di mira, direttamente e tramite i suoi alleati in Iraq e Yemen, interessi petroliferi occidentali negli Emirati e a largo delle coste di Abu Dhabi.
Proprio sulla scorta di queste continue minacce, da anni Riad e Abu Dhabi hanno in parte dirottato il traffico di greggio via terra passando per gli oleodotti che, nel caso saudita, tagliano il regno dal Golfo a est fino al Mar Rosso a ovest e, nel caso emiratino, aggirano Hormuz passando alle sue spalle verso l’Oceano Indiano. La capacità di transito alternativa rimane però limitata: circa 2,6 milioni di barili al giorno, secondo l’Eia.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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