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Lovaglio si riprende Mps, battuta la lista del cda

di Corriere Roma
16/04/2026
in Mondo Economia
Tempo di lettura: 2 minuti
Lovaglio si riprende Mps, battuta la lista del cda

Luigi Lovaglio si riprende la guida di Mps battendo con un ampio margine di distacco la lista del cda da cui era stato a sorpresa escluso, prima che il consiglio uscente lo licenziasse da direttore generale e gli togliesse le deleghe. Al termine di un’assemblea lunga, tesa e incerta, alla quale è intervenuto il 65% circa del capitale, la lista di Plt Holding della famiglia Tortora che ha ricandidato il banchiere lucano, ha ottenuto il 49,9% dei voti espressi, a fronte del 38,79% conseguito da quella del cda e del 6,94% di Assogestioni.
Su Lovaglio, che partiva con l’1,2% dei Tortora, si è riversato il 32,5% del capitale, con il contributo decisivo di Delfin, primo azionista del Monte con il 17,5%, che fino all’ultimo ha tenuto le carte coperte ma il cui voto è stato coerente con l’apprezzamento espresso per il lavoro fatto in quattro anni dal risanatore di Mps. Su Lovaglio sono confluiti i voti altrettanto decisivi di Banco Bpm (3,7%), che attraverso la rete del Monte distribuisce i fondi di Anima, quelli di diversi fondi internazionali, tra cui Norges Bank e Blackrock, dell’imprenditore Giorgio Girondi e dell’avvocato Massimo Malvestio. La lista del cda si è dovuta accontentare del 25% circa del capitale, portato per oltre la metà dal gruppo Caltagirone (13,5%), a cui si sono aggiunti i fondi esteri e italiani che si sono allineati ai proxy advisor Iss e Glass Lewis, come Vanguard, e dalle casse di previdenza (1,5%). La lista di minoranza dei fondi di Assogestioni, infine, ha raccolto il 4,5% del capitale. Il voto restituisce un cda diviso, con otto rappresentanti di Plt Holding, sei della lista del board e uno di Assogestioni. Ma Lovaglio, che non si dice mosso da senso di “rivincita”, non teme tensioni: “è un cda molto qualificato” con cui sarà “utile e interessante” lavorare. Il primo banco di prova all’inizio della prossima settimana, quando il cda si riunirà per dare le deleghe a Lovaglio, nominare il presidente e i due vicepresidenti. Per la famiglia Tortora entrano in cda, oltre a Lovaglio, il candidato presidente Cesare Bisoni, Flavia Mazzarella, Livia Amidani Aliberti, Massimo Di Carlo, Patrizia Albano, Carlo Corradini e Paola Leoni Borali. La lista del cda verrà rappresentata dall’ormai ex presidente, Nicola Maione, dal candidato ad Fabrizio Palermo, dai banchieri Corrado Passera e Carlo Vivaldi, da Paolo Boccardelli e Antonella Centra.
Per Assogestioni viene riconfermata Paola De Martini. Ancora più netta è stata l’affermazione di Lovaglio in termini di ‘tifo’. Molti dei piccoli soci accorsi in assemblea hanno manifestato l’incredulità per il fatto che una banca dalla storia travaglia come Mps stesse cacciando colui che l’aveva risanata e portata ad espugnare Mediobanca, accogliendo la rielezione del banchiere con applausi scroscianti e cori da stadio. Come sonori applausi sono risuonati tra i dipendenti che hanno salutato Lovaglio all’uscita dalla sala assemblee.
Perplessità sulle scelte del cda uscente sono state espresse anche dalla Fondazione Mps che non ha votato sulla governance. Alla fine dell’assemblea Lovaglio ha detto di essere stato motivato dal “desiderio di implementare un progetto innovativo”, quello della fusione con Mediobanca, che “crea molto valore per tutti gli stakeholders”, promettendo 16 miliardi di dividendi in cinque anni. Il banchiere ha espresso “un grande senso di riconoscenza” verso Pierluigi Tortora, che l’ha ricandidato, e “tutti i nostri azionisti che ancora una volta mi hanno confermata fiducia”. “Questa fiducia e questo incoraggiamento aggiungono ancora più determinazione a quello che abbiamo in mente di fare e non vedo l’ora di ricominciare con il passo giusto”. Quanto a Generali, di cui Mps è il primo azionista con il 13% del capitale, la posizione non cambia: è un “nice to have” ma il focus sarà sul business bancario.

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