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Al via l’Isee antifrode. Dalle scuole alle università: non servirà più presentarlo

di Corriere Roma
22/02/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti

Ascolta la versione audio dell’articoloL’Isee automatico entra in vigore. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto Pnrr, che deve essere convertito in legge in Parlamento, parte la novità sull’indicatore della situazione economica equivalente. Da adesso, infatti, non toccherà più ai cittadini consegnarli alle amministrazioni pubbliche per ottenere agevolazioni sociali.Acquisizione d’ufficioA chiarirlo è l’articolo 6, primo comma, del decreto. Si legge: «Le scuole, le università, i comuni e le altre amministrazioni pubbliche competenti alla concessione di prestazioni sociali agevolate acquisiscono d’ufficio dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps)» i dati relativi all’Isee. Lo faranno tramite la Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd).Loading…In pratica, i cittadini non saranno più tenuti a presentare l’indicatore calcolato autonomamente o con l’aiuto dei Caf: una volta ottenuta l’attestazione dopo aver presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) gli Isee non dovranno più essere trasmessi, perché le Pa saranno tenute ad acquisirli autonomamente.Le agevolazioni socialiNon sono poche le agevolazioni sociali in questione. Ci sono ad esempio l’Assegno Unico Universale per i figli e i bonus sociali per luce, gas e acqua e le prestazioni a sostegno di disabilità e povertà. Ma si parla anche dell’esonero – totale o parziale – dalle tasse scolastiche e universitarie, borse di studio o tariffe agevolate per mense e trasporti scolastici. Non solo: ci sono anche i bonus affitto, le riduzioni delle imposte comunali (come la Tari), oltre ai contributi per asili nido e servizi educativi.Non solo Isee automatico: è anche anti-frodeFra gli obiettivi, resi espliciti dalla relazione illustrativa del decreto sul Pnrr, c’è anche quello di «rendere più cogente ed efficace l’attività di controllo tesa a evitare che si possano ottenere benefici a cui non si ha diritto». Nel 2025, su circa undici milioni di dichiarazioni, sono state circa 1,7 milioni quelle «infedeli».

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