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Meloni prima tiepida, poi l’affondo contro Trump sul Papa

di Corriere Roma
14/04/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti
Meloni prima tiepida, poi l’affondo contro Trump sul Papa

L’attacco di Donald Trump al Papa scuote la politica italiana e crea imbarazzo nel governo, con la premier Giorgia Meloni che reagisce prima con una nota di routine e a fine giornata affondando la lama contro il presidente degli Stati Uniti. In mattinata invia un messaggio di “ringraziamento” al pontefice per il suo viaggio in Africa all’insegna della “pace; nel tardo pomeriggio – dopo una valanga di critiche da parte delle opposizioni – condanna apertamente le “parole inaccettabili” dell’inquilino della Casa Bianca “nei confronti del Santo Padre”.
“Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza”, premette la presidente della Consiglio. Alla base della decisione finale di entrare in contrasto diretto con il tycoon potrebbe esserci stato un mix di fattori: dal fortissimo pressing del centrosinistra, alla valutazione del sentiment della stragrande maggioranza degli italiani contrari all’attacco di Trump e più in generale alle sue politiche. Nel primo messaggio al Pontefice, Meloni non menzionava il presidente degli Usa. Una circostanza che ha indispettito le opposizioni. “La premier deve dire una parola”, la richiesta del Pd. “Meloni, ‘madre, cristiana’, ancora non si è schierata – ha affermato del leader del M5s Giuseppe Conte -. Forse anche qui ‘non condanna e non condivide’, come sugli attacchi in Iran?”. Silenzio “vergognoso” sulla “blasfemia di Donald Trump”, l’accusa di Angelo Bonelli di Avs. E anche il secondo intervento – più incisivo – della premier non placa tutte le critiche: “Dopo un’intera giornata di sdegno mondiale, Meloni trova finalmente il coraggio di dissociarsi. Che le ci sia voluto così tanto tempo è penoso”, punge Raffaella Paita di IV.
FdI segue la presidente del Consiglio: “Desta forte sgomento l’attacco al Santo Padre da parte di Trump”, dice Giangiacomo Calovini, capogruppo dei meloniani in commissione Affari Esteri alla Camera, esprimendo “solidarietà” e “vicinanza” al pontefice. Nel governo, di buon mattino, il primo a contestare apertamente gli attacchi del presidente degli Stati Uniti è il vicepremier leghista Matteo Salvini (“Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare”). Più diplomatico, Antonio Tajani, che esprime “grandissimo rispetto nei confronti del Santo Padre”. Tra le opposizioni, Elly Schlein – pronta a rilanciare una nuova manifestazione della pace con tutte le opposizioni – è al fianco di Leone: porta il caso Usa-Vaticano nella direzione del Pd e parla di “uno scontro senza precedenti. Attaccare” il pontefice “per il suo fortissimo richiamo al dialogo e alla pace è gravissimo”.
Per Matteo Renzi “difendere” il Papa “è oggi un dovere non solo per i cattolici ma anche e soprattutto per i laici. Erano secoli che non si vedeva una così plateale aggressione verso il romano pontefice”. “E’ il momento di rispondere duramente al bullo d’oltre oceano”, concorda Carlo Calenda. Da Forza Italia “solidarietà” a Prevost “per gli attacchi ricevuti. Tutto il partito apprezza lo sforzo del pontefice per una pace giusta e duratura, dall’Ucraina al Medio Oriente”, sottolinea il portavoce Raffaele Nevi. “Inopportune le parole del presidente Trump”, dice Maurizio Lupi di Noi Moderati. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ribadisce con chiarezza la sua sintonia con il pensiero del Papa: in un messaggio inviato prima del lungo viaggio apostolico in Africa, sottolinea “il forte richiamo alla pace” di Leone, “certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli”.

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