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Premio e ballottaggio, quando la Consulta bocciò le proposte

di Corriere Roma
28/02/2026
in Politica, Primo Piano
Tempo di lettura: 2 minuti
Premio e ballottaggio, quando la Consulta bocciò le proposte

Sono due le sentenze più recenti della Corte Costituzionale alle quali i tecnici e i costituzionalisti si rifanno nelle analisi sulla legge elettorale: quella del 2014 che bocciò il cosiddetto ‘Porcellum’ e quella del 2017 riguardante l”Italicum’. Sotto la lente della Consulta una serie di criticità riguardanti, in particolare, il premio di maggioranza, il ballottaggio, le multi-candidature, i listini bloccati lunghi. PREMIO DI MAGGIORANZA E GOVERNABILITA’ – Nella sentenza riguardante il Porcellum furono espressi dubbi su un sistema proporzionale con premio di maggioranza fino al 55% dei seggi ma senza una soglia minima per ottenerlo. La Corte si soffermò sul fatto che il premio, così come congegnato, potesse essere “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa” che avendo ottenuto “un numero di voti anche relativamente esiguo” avrebbe potuto acquisire la maggioranza assoluta dei seggi. Anche la cosiddetta ‘legge truffa’ del 1953 prevedeva un sistema proporzionale con premio di maggioranza che portava i vincitori a ben 380 seggi alla Camera ma prevedeva una soglia minima del 50%+1 dei voti validi. Lo ‘stabilicum’ prevede una soglia minima del 40% e un tetto massimo di 230 seggi alla Camera. Anche per questo si parla di premio di ‘governabilità’. Un premio che però, almeno sulla carta, può portare fino al 60% chi prenda il 51-52% dei consensi. LISTINI BLOCCATI – La sentenza sul ‘Porcellum’ mise all’indice anche i listini bloccati lunghi evidenziando che l’elettore si trovava di fronte a un elenco nel quale l’ordine dei candidati era sostanzialmente deciso dai partiti; inoltre, l’ampio numero dei candidati, in alcuni casi, era tale da renderli “difficilmente conoscibili dall’elettore stesso”. La riforma del centrodestra corresse in parte la questione prevedendo liste bloccate corte. MULTI-CANDIDATURE E CAPILISTA BLOCCATI – La sentenza sull’Italicum bocciò anche la discrezionalità di scelta del collegio da parte del capolista bloccato e pluri-candidato in un sistema che prevedeva poi le preferenze. Attualmente il sistema, seguendo l’indicazione della Corte, prevede un meccanismo automatico di attribuzione del pluri-candidato che andrebbe mantenuto nel caso il centrodestra optasse per un sistema misto con capolista bloccati e preferenze.
BALLOTTAGGIO – La sentenza sull’Italicum bocciò, infine, il ballottaggio in quanto non prevedeva una soglia minima per farlo scattare (nella proposta del centrodestra è fissata al 35%) e la mancata possibilità di apparentamento.

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