Non solo la ‘famiglia nel bosco’
di Palmoli, ma tante altre vicende di legami interrotti,
spezzati per incomprensione, per mancato ascolto, per decisioni
prese in base a carte protocollate, pur restando distanti dai
reali problemi dei protagonisti che chiedevano aiuto e sono
stati visti come carnefici, anziché vittime. Sono le tante
storie raccontate oggi a Pescara nel corso di una manifestazione
organizzata in Largo Mediterraneo dai volontari del presidio
spontaneo nel bosco di Palmoli.
Dopo la solidarietà e il sostegno a Catherine e Nathan, i
cui tre figli sono stati trasferiti, dal Tribunale per i
minorenni dell’Aquila, in una casa famiglia a Vasto dal novembre
scorso, gli animatori del presidio hanno voluto raccontare altre
storie dove i servizi sociali, invece di contribuire a risolvere
situazioni problematiche, hanno agito gettando nello sconforto
chi chiedeva loro aiuto.
“Siamo qui per protestare contro l’ingerenza, illegittima e
abusiva, dello Stato nella vita delle famiglie e nella vita dei
minori – hanno detto alcuni manifestanti -. Decine di migliaia
di tragedie in cui i bambini sono stati rapiti ai genitori,
nell’ambito di un sistema malfunzionante che andrebbe bloccato”.
“Giù le mani dai bambini”, “Bambini attenti… arrivan gli
assistenti” alcuni degli slogan sugli striscioni esposti.
Francesca Soraci D’Auria, rimasta vedova vent’anni fa a 35
anni con tre figli piccolissimi a Roma, ha raccontato della sua
odissea, nata da problemi di salute di uno dei bambini e finita
con i tre figli che le vengono portati via. ‘Vado a chiedere
aiuto, invece di avere una mano ho avuto un pugno. Mi hanno
fatto sentire inadeguata, malata. Ho dovuto prendere un avvocato
per difendermi dallo Stato. I servizi sociali hanno spaccato la
mia famiglia. Il problema è che se sbagliano, loro non pagano.
Io ho pagato, anziché avere un aiuto ho avuto un disastro. Oggi
ne sono uscita, ma mi sono trovata veramente in grande
difficoltà”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA






