Ad Auschwitz nascerà un
padiglione per ricordare gli ebrei italiani deportati e il loro
martirio sotto il nazismo. Sorgerà a pochi metri dal Muro della
Morte, uno dei luoghi simbolo delle esecuzioni nel campo di
sterminio, e sarà completato entro due o tre anni. A spiegarlo è
stato lo storico Marcello Pezzetti, al termine della seconda
giornata del Viaggio della Memoria promosso da Roma Capitale e
dalla Città Metropolitana: due giorni tra Cracovia, Auschwitz e
Birkenau, che hanno coinvolto 132 studenti delle scuole
superiori romane accompagnati dal sindaco Roberto Gualtieri.
Un’esperienza costruita in modo progressivo, dall’ascolto delle
testimonianze fino all’impatto diretto con i luoghi dello
sterminio.
Il nuovo spazio dedicato alla deportazione degli ebrei
italiani, ha spiegato ancora Pezzetti, sarà allestito al primo
piano del blocco che oggi ospita il padiglione olandese,
riportando l’Italia dentro il percorso espositivo del lager dopo
anni di assenza. Il progetto, ricorda lo storico, è stato
promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e si avvale
del contributo di una Commissione tecnico-scientifica.
I lavori per il padiglione italiano procedono secondo il
piano previsto: il comitato scientifico ha elaborato il progetto
scientifico ed espositivo, e ora si è arrivati all’ultimo
confronto con il museo per il progetto architettonico.
“Solo venendo qui si comprende davvero l’abisso di
disumanità che è stata la Shoah”, ha detto il sindaco Roberto
Gualtieri. Un abisso che, ha ricordato, non fu casuale ma frutto
di scelte precise: il nazismo e la complicità del fascismo. Un
sistema in cui l’orrore si consumava nella quotidianità, nella
normalità apparente di gesti ripetuti come un lavoro qualsiasi”.
Quest’anno, per la prima volta, gli studenti romani non sono
stati accompagnati nel viaggio dai superstiti, ma il passaggio è
stato reso forte dalle parole ascoltate il giorno precedente. In
collegamento, Andra e Tatiana Bucci — deportate da bambine e
sopravvissute — hanno raccontato la loro storia alle scuole.
Tatiana ha parlato non solo del passato, ma anche del presente:
“Io penso soprattutto ai bambini di oggi, a tutti i bambini di
qualsiasi colore, e questo mi fa star male più di quello che ho
sofferto io quando ero nei campi”, ha detto. “Mi fa star male la
situazione di oggi, perché penso ai bambini che se ne vanno
mentre io ho avuto la fortuna di arrivare a 88 anni e vorrei che
tutti i bambini del mondo arrivassero alla mia età”.
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