La Specola Vaticana rende
disponibile il suo telescopio principale, situato in Arizona,
agli studenti delle università gesuite. Recentemente, infatti,
la Specola ha completato con successo la robotizzazione e
automazione del suo “Vatican Advanced Technology Telescope”
(Vatt), posizionato sul Monte Graham in Arizona.
Questo risultato, riferisce una nota, è stato possibile
grazie alla generosità della
“Thomas Lord Charitable Trust”: ora gli astronomi possono
utilizzare il telescopio da remoto, senza dover essere
fisicamente presenti sulla montagna. “Gli astronomi della
Specola Vaticana – spiegano – stanno già sfruttando queste nuove
ed entusiasmanti capacità. Il nuovo sistema di automazione
(chiamato “Don”, in memoria di Don Alstadt della Thomas Lord
Charitable Trust) consente anche ad altri di utilizzare il Vatt
da remoto”.
Tutto è partito nel gennaio scorso con un incontro tra Kim
Bepler, supporter della Fordham university, il Direttore della
Specola Vaticana padre Richard D’Souza, e il Presidente della
Vatican Observatory Foundation padre Guy Consolmagno, che ha
portato allo sviluppo di un programma per collegare il Vatt a
Castel Gandolfo e, più in generale, per permetterne l’uso da
parte delle università gesuite di tutto il mondo, in particolare
quelle che altrimenti non avrebbero avuto i mezzi per farlo.
Questa nuova iniziativa, chiamata “Jesuit Observatory
Experience (Joe)”, porterà la potenza del Vatt direttamente
nelle aule delle università gesuite, sviluppato da D’Souza e da
altri astronomi della Specola Vaticana. Diverse università
gesuite negli Stati Uniti parteciperanno a un progetto pilota
questo autunno. Se il programma avrà successo, Joe sarà esteso a
livello globale.
“Joe colmerà anche un vuoto storico – si spiega -. Un tempo
le università gesuite gestivano regolarmente i propri
osservatori. Tuttavia, la natura della ricerca astronomica è
cambiata e l’inquinamento luminoso ha reso i cieli delle aree
popolate troppo luminosi. Oggi la ricerca si svolge
principalmente con grandi telescopi situati in luoghi remoti”.
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